Pulire le sedie

Il gesto che più colpisce nella trasmissione di Santoro, “Servizio pubblico”, è quando Silvio Berlusconi torna a sedersi sulla sedia poco prima occupata da Marco Travaglio – la sua sedia – trono nella trasmissione, qui priva dei suoi soliti cuscini di rialzo. Prima passa e ripassa i fogli ripiegati che tiene in mano (usati come un’arma intellettuale in molte delle trasmissioni precedenti, ma anche come un ampliamento dei gesti delle mani), a mo’ di spolverino avanti e indietro, quindi estrae a colpo sicuro dalla tasca destra il fazzoletto e lo agita come uno straccetto sulla seduta. Un gesto rituale di purificazione, ma anche un segnale insultante, stando alle definizioni date di questi comportamenti da Desmond Morris in L’uomo e i suoi gesti. Berlusconi ha da sempre l’ossessione del pulito, come dimostrano le istruzioni fornite ai suoi candidati nelle precedenti elezioni (abito pulito, alito profumato, toelette, controllo del sudore, visi glabri e capelli cortissimi, sino alla pulizia dei bagni dopo l’uso).

 

Una serie di ritualità che mostrano l’attenzione posta sul corpo e sulle sue deiezioni, tutte pratiche di controllo legate al bisogno d’allontanare l’impurità; sudore e sporcizia sono segni del disordine sempre incombente e che quindi occorre tenere a distanza. Non c’è bisogno di sottolineare come il corpo sia sempre stato il centro della sua attenzione sia pubblica sia privata. Pulire, dunque, come atto di purificazione, contrapposto all’impurità dell’avversario, del contradditore, in questo caso Travaglio. Un modello immunitario che il Cavaliere utilizza in varie occasioni, sia sul piano verbale – le sue barzellette “sporche” – sia nei gesti di contatto fisico oppure, al contrario, di repulsione. Il corpo è assunto in lui come metafora dell’intera società, così come applica alla società, almeno metaforicamente, l’igienizzazione che pare assillarlo personalmente in molti modi, e che ha il suo riscontro massimo nel tentativo di rinviare, o mascherare, l’invecchiamento del corpo. Dopo essersi seduto, Berlusconi ha sfoderato uno dei suoi tradizionali sorrisi a denti scoperti, manifestazione di soddisfazione, ma anche gesto di sfida rispetto ai suoi competitori televisivi, e ha aggiunto: “Non sapete nemmeno scherzare!”. Una frase che utilizza molto spesso, come un giustificativo, per ridimensionare, almeno verbalmente, l’entità simbolica dei gesti che compie (fare le corna, il cucù alla Merkel, ecc.).

 

 

In realtà, nel gesto del pulire la sedia, che ricorda una scena da cabaret o della commedia all’italiana (questa è una delle fonti di molti degli “scherzi” berlusconiani), c’è qualcosa di più profondo che riguarda proprio la politica del corpo praticata dal tycoon televisivo. Un filosofo e studioso di psicologia, Karl Jaspers, ha catalogato questo tipo di atteggiamenti sotto l’etichetta di “mania”, ovvero la condizione psicologica caratterizzata da euforia, disinibizione, grande fiducia in se stessi, che culmina nella “fuga delle idee”. Jaspers definisce “fuga delle idee” l’attività psicologica di non fare mai i conti con le proprie ossessioni, manifestando, al contrario, una vivacità nelle proprie iniziative, esibizione della propria gioia di vivere e delle pulsioni istintive, come la sessualità. Una forma di distrazione dalla realtà per evitare di farci i conti: ottimismo portato all’estremo, visione rosea delle cose, stima eccessiva delle proprie capacità.

 

 

Si può desumere tutto questo dal gesto innocuo e spiritoso di pulire una sedia? Non è eccessivo? Tutto in Silvio Berlusconi è senza dubbio eccessivo, dalle sue esternazioni verbali a quelle fisiche, dalle feste ad Arcore del Bunga Bunga al recente fidanzamento con una giovane ragazza di 29 anni. Egli si trova in uno stato d’ipomania e iperattività, per cui vive in uno stato di assoluto presente, senza passato (sempre riscritto a uso del presente) e del futuro (parola che usa molto poco, perché per lui evidentemente fa rima con morte). Solo un uomo convinto in modo assoluto di questa capacità di modellare il mondo intorno a sé, anche a costo di negare i propri fallimenti o errori, poteva sostenere un confronto con i propri avversari in un talk show come quello di ieri sera. Combatte come un vero gladiatore contro i leoni (metafora berlusconiana), perché non può fare altrimenti spinto dalle proprie pulsioni interiori.

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