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Paradisi artificiali / Ecstasy

La “generazione chimica”, come l’ha definita Irvine Welsh, autore di Trainspotting, è figlia del thatcherismo. Nasce nell’epoca in cui “la mappa psichica dell’Inghilterra veniva drasticamente ridisegnata, le vecchie regole perdevano significato, le vecchie certezze si squagliavano come neve al sole, e le nuove dovevano ancora stabilirsi” (M. Collin). L’Ecstasy, la “pillola dell’amore”, il carburante dei rave, ritmo interiore di “music house”e “techno sound”, è figlia della fase finale di quella stagione politica, risultato ultimo delle politiche sociali avviate da Margaret Thatcher culminate nell’etica del libero mercato e insieme nella strisciante insicurezza generata da disoccupazione, bassi salari e precariato diffuso. Per uno strano paradosso è stato proprio la miscela di thatcherismo e edonismo di massa a produrre la subcultura giovanile in cui ha prosperato la diffusione delle droghe chimiche. Com’è possibile che la MDMA, ovvero 3,4-metilendiossimetamfetamina, nota come Ecstasy, dal nome attribuitagli da un ignoto trafficante, sia diventata il simbolo di quella stagione segnata dai raduni musicali in capannoni dismessi frequentati da figli del proletariato inglese, dai riti...