Diarietto di fine anno scolastico

Domanda fatta, il giorno 24 settembre 2015, da un professore a un’alunna di quinta superiore: ma tu, quand’è che sei sentimentale? Risposta dell’alunna: solo quando sono ubriaca.

Domanda fatta, il giorno 1 dicembre 2015, da un professore a un’alunna di terza superiore: ma perché hai scelto proprio questa scuola? Risposta dell’alunna: è quello che mi chiedo anch’io tutti i  giorni.

E poi (ancora alunne di terza, in data 14 gennaio 2016): cosa pensate di queste ore al pomeriggio? 

Pensavamo di cambiare scuola.

 

Un’altra alunna di quinta legge, il giorno 24 febbraio 2016, ad alta voce dall’ Antidolore di Palazzeschi: “quello che volgarmente si dice dolore umano altro non è che il corpo caldo della gioia rivestito da un’incrostazione di congelate lacrime grigie. Scortecciate e troverete la felicità”. Però, non si sa se scientemente o meno, invece di leggere “scortecciate e troverete la felicità” legge “scoreggiate e troverete la felicità”. Ilarità generale. Anche Palazzeschi avrebbe riso. Del resto era proprio quello che voleva con l’Antidolore: educare i ragazzi al riso.

Il professore sono io, il sottoscritto.

Quest’anno il libro di testo me lo sono fabbricato io, una piccola dispensa di testi scelti da me, in completa autonomia.

 

Anche i corsi d’aggiornamento ce li siamo, almeno parzialmente, scelti e organizzati da soli con alcune colleghe/i. Invece delle lagne del didattichese e pedagogichese con tutte le annesse competenze, competenzialità, obiettivi e metodi, indicatori e parametri e griglie, un bel corso sulla Vita Karoli di Eginardo, tenuto dal prof. Giuseppe Albertoni dell’università di Trento il 19 febbraio 2016, e un altro, corso, sui Trentini nella Prima Guerra Mondiale (dilaniati com’erano, sudditi asburgici ma di lingua italiana). Lo ha tenuto, il primo aprile 2016 (davvero!), il prof. Andrea Di Michele dell’università di Bolzano.

 

Cose belle di un anno scolastico, che sta per finire.

A proposito di competenze (parola che nessun insegnante sano di mente può ormai sentire senza provare acute fitte di dolore) ho trovato, leggendo un testo tedesco durante un’ora buca a metà maggio, la seguente formula del filosofo recentemente scomparso Odo Marquard: Inkompetenzkompensationskompetenz. Sta nello scritto Ueber Kompetenz und Inkompetenz der Philosophie.

 

Significa: la competenza della compensazione dell’incompetenza.

Buone vacanze a tutti quelli che non fanno la maturità (o esame conclusivo di ciclo).

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