La mamma, la mummia e la pensione

30 Novembre 2025

I fatti sono ormai universalmente noti: un signore sui cinquanta si è presentato qualche giorno fa all’anagrafe del suo paese – Borgo Virgilio, provincia di Mantova – travestito da sua madre, per rinnovare la carta d’identità scaduta e poter così continuare a riscuotere la pensione. Peccato che la madre fosse però defunta da almeno tre anni e giacesse mummificata, in un locale lavanderia vicino a un armadio, nell’abitazione dell’uomo medesimo, qualificato da alcune fonti come infermiere e da altre come infermiere disoccupato, distinzione non da poco, ci pare.

La sagace impiegata dell’ufficio non si è però lasciata ingannare e il cinquantenne è stato prontamente smascherato.

Ora risulta indagato per occultamento di cadavere, truffa, sostituzione di persona e falso in atto pubblico.

I commentatori si sono subito sbizzarriti. Ecco il Norman Bates de’ noantri, lo Psycho della Bassa, il Mummificatore Padano eccetera. Altri hanno evocato pellicole meno rinomate, meno classiche e più nostrane, come ad esempio “Metti la nonna in freezer”, benché in questo caso la parente non fosse stata propriamente congelata, bensì, come detto, sottoposta a processo di mummificazione (il figlio, fosse o meno in servizio, era pur sempre dotato di un certo qual bagaglio di conoscenze in campo medico).

In effetti questa storia si presta non solo a immediati riferimenti cinematografici, ma anche letterari, e di vario genere.

Innanzitutto c’è Dante (ricordiamo il paese Borgo VIRGILIO) e il canto trentesimo dell’Inferno, l’ultimo di Malebolge, con la bolgia dei falsari e, nella fattispecie, i falsatori di persona. Mirra, che, per giacere con suo padre, si travestì da sua madre (ecco!) e Gianni Schicchi, il “folletto” che si finse Buoso Donati in punto di morte, per falsarne il testamento e favorire sé e il nipote Simone (Donati).

Ma non basta.

Quando si tratta di scambi di identità, di persone che sono effettivamente “personae”, ossia “maschere” in latino, le citazioni d’obbligo sono almeno due, il nostro Pirandello e il coevo portoghese Pessoa (con l’ovvia avvertenza che “pessoa” in portoghese significa esattamente “persona”, ossia, in latino, di nuovo eccetera eccetera).

Sia nell’autore italiano che in quello lusitano i confini identitari sono estremamente labili, per cui il caso di un figlio che si sostituisce a una madre non sarebbe affatto inedito o insolito o sconvolgente. Così come il caso di un vivo che si fa passare per un morto (o una morta), tanto sottile è la parete che ci divide dai più. I morti sono infatti la maggioranza. “Ire ad plures” è il modo che i latini (Virgilio!) avevano per esprimere il venir meno della vita.

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Di Pirandello si possono poi ricordare le pagine sempre attuali che vanno sotto il titolo di Avvertenza sugli scrupoli della fantasia, aggiunte in appendice al Fu Mattia Pascal, dove il principio che viene continuamente riaffermato – e con dovizia di esempi tratti non a caso dalla cronaca – è che la realtà, essendo vera, si cura assai poco di essere verosimile.

Se poi uno si prendesse la briga di osservare o di dare almeno un’occhiata alla realtà, cosiddetta, sarebbe senza dubbio colpito dalla frequenza di casi analoghi, analoghi a questo di cui stiamo parlando occorso recentissimamente a Borgo Virgilio.

Qualche esempio, in ordine cronologico, tratto da un fugace esame effettuato in rete.

Nel 2012, 129 persone denunciate dalla Guardia di Finanza di Torino per truffa ai danni dello Stato e proprio per aver percepito indebitamente circa sei milioni di euro di pensioni di persone ormai defunte, e di cui mai era stata dichiarata la dipartita.

Nel 2015, a Roma, undici denunciati per lo stesso reato, con danni dichiarati ora di 127mila, ora di 167mila e ora di ben 425mila euro in ragione di pensioni indebitamente percepite.

Nel 2018, a Bologna, dodici persone denunciate e oltre 272mila euro di danni erariali.

Nel 2019 i casi di Roma, ancora, (oltre tre milioni di euro) e Treviso, dove una madre aveva occultato il cadavere del figlio disabile. Un’occorrenza invertita, dunque, rispetto a quella della provincia di Mantova, a configurare una sorta di chiasmo familiare.

Nel 2021, un milione e mezzo di euro intascati a Nettuno, nel Lazio.

Anche solo nel 2025 i casi di Milano, con madre morta da vent’anni e figlia e nipote a riscuotere da vent'anni impunemente; di Palermo, con ben 41 denunciati e circa 900.000 euro di danno; e quello di Ventimiglia, non in Liguria ma Ventimiglia di Sicilia, con due figli che riscuotevano e occultavano il cadavere del padre da almeno un anno e il terzo figlio, ignaro, che ha poi scoperto la truffa non riuscendo a mettersi in contatto con il genitore.

Come si vede il fatto di Borgo Virgilio non è per nulla inedito o inaudito o incredibile. Risulta anzi quasi normale. Anche perché sono sicuro che quelli emersi siano soltanto, come si direbbe in prosa corrente giornalistica, “la punta dell’iceberg”. Evidentemente esiste, in Italia, accanto al fenomeno del lavoro sommerso, dell’economia in nero, dell’evasione ed elusione endemiche (ricordo che il quarantatré per cento dei contribuenti si dichiara oggi senza reddito), anche un esercito occulto di percettori di pensioni indebite, i quali, occasionalmente, occultano anche cadaveri o li mummificano, a seconda dei casi e delle circostanze.

Questa pare essere la realtà, se vi pare, la nuda realtà.

E i riferimenti alla cultura? Le citazioni, cinematografiche o letterarie? Gli addobbi filosofici?

Gianni Celati in un suo testo, poi emendato, ha scritto: “naturalmente teso all'anagogia per la struttura teologica e drammatica del suo sapere, l'artista borghese sa solo vedere simboli e segni là dove ci sono miserabili cose, poveracci che fanno il loro mestiere” (Finzioni occidentali). Una verità sacrosanta: i poveracci fanno il loro mestiere di poveracci, cosa altro possono fare in un mondo come questo?

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