raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Teatro

Cadaveri euforici sul baratro

Immaginiamo la vita di un liceale medio di Modena. Per un anno ha partecipato a laboratori teatrali a scuola condotti non dalla volenterosa professoressa appassionata d'arte, ma dagli attori che vede sul palco di un Teatro Nazionale, e che insieme a quegli attori – che ormai conosce per nome – ha trascorso svariati pomeriggi in biblioteca ad ascoltare Roberto Latini o Marco Martinelli che leggevano brani dalla Montagna incantata di Thomas Mann. Ha passeggiato e pedalato sui passi della Grande Guerra, e una sera al mese invece della movida ha frequentato Kabarett d'antan improvvisati in un caffè, in una mensa o in un centro sociale. Al cinema ha visto Chaplin, Losey e Renoir, in lingua originale con sottotitoli. Immaginiamolo tra i duecento protagonisti di un...

Rezza-Mastrella Anelante

Salta, parla, parla quasi senza fermarsi mai Antonio Rezza nell’ultimo spettacolo. Come nei precedenti lavori, si dimena nella scena (“habitat” li chiamano loro) disegnata come sempre da Flavia Mastrella. Questa volta non sono stoffe tagliate come un quadro di Fontana da cui far apparire facce deformate, gambe, braccia, pezzi di corpo, personaggi, e non sono neppure strutture leggere, sempre principalmente di stoffa, da indossare, da penetrare, da far dilagare nel palcoscenico. Sono edicolette o teatrini o spogliatoi coloratissimi, leggeri, modulari, spostabili, con interferenze di zebrature, bianchi e neri, neri e rossi, con tendine e veli, che servono a celare, a rivelare, sempre loro, personaggi evanescenti, come noi tutti, corpi scomposti in un delirio futurista,...

Archeologia di Virgilio Sieni

Tutto iniziò nell’Isolotto, il quartiere periferico di Firenze. Nacque lì nel 1957 Virgilio Sieni, il danzatore, il coreografo, uno degli artisti italiani più innovativi. Là, nell’insediamento appena sorto tra la campagna e la città, si formò. Poi arrivarono il liceo artistico, l’incontro con l’arte contemporanea, con il clima della capitale creativa d’Italia, la Firenze degli anni ottanta ricordata da Pier Vittorio Tondelli nel suo Un weekend postmoderno. Arrivò l’impatto del teatro di ricerca, a partire da Crollo nervoso del Carrozzone di Tiezzi e Lombardi. E venne la danza, incontrata inizialmente alla scuola di Traut Faggioni, con una radice infitta nell’espressionismo tedesco; praticata con...

Per un teatro vivente

Due piccoli ma intensi libri di riflessione sul teatro sono usciti di recente. Sono Farsi luogo. Varco al teatro in 101 movimenti (Cue Press 2015) di Marco Martinelli, regista, scrittore, fondatore del Teatro delle Albe, e La fortezza vuota. Discorso sulla perdita di senso del teatro, scritto dal regista Massimiliano Civica, vincitore quest’anno del premio Ubu per la migliore regia con Alcesti, uno spettacolo dal tocco intimo e personalissimo, e Attilio Scarpellini, critico teatrale, fondatore, tra le altre sue attività, di quella bella rivista che è stata, per troppo poco tempo, “Quaderni del Teatro di Roma”. Sono stati pubblicati da due case editrici piccole, piccolissime, molto agguerrite. La riflessione teorica di Martinelli (ma intinta massimamente...

Nei labirinti di Thomas Bernhard

Siamo oltre l’amato Ludwig Wittgenstein in Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard. Siamo oltre il consiglio, l’acquisizione finale del suo Tractatus logico-philosophicus: “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”. Nella commedia del 1986 (è davvero una commedia? o piuttosto è una tragedia? Per parafrasare il titolo di un raccontino, sempre dell’autore austriaco: ma forse è una tragedia travestita da commedia o viceversa…), in Ritter, Dene, Voss si parla, si parla tantissimo, su una realtà oscura, indecifrabile, intessuta di odi familiari cresciuti lungo anni e anni, con idiosincrasie che hanno portato alla follia, con megalomanie e vuoti affettivi che hanno fatto marcire per sempre, sotto la crosta di...

Teatri in Fèsta a Ravenna

Nato come un momento di celebrazioni delle diverse attività di E-production, la rassegna Fèsta di Ravenna – quest’anno tra il 4 e il 13 dicembre – è diventata un appuntamento annuale della città. Sono passati quasi tre anni da quando Fanny&Alexander, Menoventi e gruppo nanou (e al tempo anche ErosAntEros) unirono le forze e si gemellarono in un progetto cooperativo che sapesse mettere in comune spazi e risorse, pur mantenendo intatte le differenti identità che la componevano. E-production è nata come una risposta alla crisi economica che ha messo e continua a mettere in ginocchio la quasi totalità delle attività culturali e artistiche di questo Paese. Fèsta è divenuto così il momento per...

La danza cubista di CollettivO CineticO

Matematica e poesia governano le azioni, gli spettacoli, le performance di CollettivO CineticO. Insieme a una rara sensibilità per incrinature, delicatezze, asperità, desideri e sogni dell’adolescenza e della giovinezza. La compagnia ferrarese diretta da Francesca Pennini (coreografa e danzatrice) e da Angelo Pedroni (drammaturgo e trainer) esplora confini e smarginature tra spettacolo e comportamento, disegnando per tappe con le sue creazioni una mappa estesa di dilatazioni delle vecchie categorie di teatro e danza. In questo senso si presenta, oggi, come una delle compagini che di più tiene viva una pratica reale di sperimentazione, altrove abbastanza dimenticata.   Con <age>, in diversi anni, con vari interpreti, ha esplorato l’adolescenza...

Scenario: istantanee dalla crisi

Cercare di rintracciare il nuovo vuol dire, anche, fotografare l’esistente. E non è detto che la fotografia venga come ci aspettiamo, ci rassicuri, sia incoraggiante. È quello che accade, dal 1987, con Premio Scenario: diverse commissioni lavorano in parallelo lungo tutta la penisola per scoprire, tra i moltissimi gruppi teatrali under 35, voci fuori dal coro, nuclei magari acerbi ma che promettono di lasciare il segno. Poi una finale (tradizionalmente a Santarcangelo) conduce a quattro proposte, che debuttano pochi mesi dopo in forma compiuta.   Premio Scenario 2015, Gianni, ph. Gloria Soverini   Con le compagnie di Scenario sembra funzionare come con il vino: ci sono annate buone, e annate che paiono mostrare più chiaramente lo schiacciamento (...

Luca De Filippo, o del merito paziente

“Noi andiamo avanti sempre, in teatro. C’è un motto: ‘La morte chiama vita, perché sennò vincerebbe due volte’”. Questo diceva in gennaio, sul palcoscenico del teatro Duse di Bologna, Luca De Filippo dopo la morte di Francesco Rosi, padre della sua attrice e compagna di vita Carolina. Oggi Luca de Filippo ci ha lasciato. Lo spettacolo in cui stava lavorando, Non ti pago, ha continuato ad andare in scena anche quando lui ha dovuto fermarsi. Ci mancherà questo artista sottile, raffinato, capace di tempi teatrali assoluti, di sottigliezze interpretative che viravano la malinconia in sguardo profondo nell’uomo. Una personalità sfaccettata, un enorme artista. Doppiozero ha chiesto di ricordarlo a due studiose che gli sono...

Celestini, Laika e altre vite di strada

Si possono spendere i primi quindici minuti di Laika a pensare di non essere d'accordo con Ascanio Celestini. A pensare che è vero, sì: sta cadendo la volta celeste, si stanno sciogliendo i ghiacciai e nel mare ci sono centomila morti, e avremmo tutti una madre vecchia o una vicina in carrozzina da accudire, e  il nuovo contratto collettivo di lavoro sarà firmato sul sangue versato dopo una carica della polizia contro un picchetto di facchini neri che spostano pacchi per dieci ore pensando solo a finire il turno per ubriacarsi di patatine e birre al parco e dimenticare, non impazzire di fallimento, aspettando che sia di nuovo tempo di aspettare che finisca il turno. Com'è vero che nel parcheggio del supermercato che vende griffatissimo cibo...

Veronika Voss, Latella, le scimmie

Non per forza una domanda, un'illuminazione, o un po' di dolore, o di gioia, ma almeno un colore, una consistenza, un formicolìo, a casa, dopo aver visto uno spettacolo, dovremmo avere il diritto di portarli. Quando questo non accade vuol dire che qualcosa non va. Lo spettacolo in questione è Ti regalo la mia morte, Veronika, scritto da Antonio Latella e Federico Bellini a partire dal film di Rainer Werner Fassbinder, Veronika Voss, per la regia di Latella, prodotto e distribuito da un teatro nazionale, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione. A maggio il debutto a Modena, e dalla scorsa settimana in tournée: prima tappa, Arena del Sole di Bologna.   Carpio, Piseddu, Acca, ph. Brunella Giolivo   Sforziamoci almeno per un momento, con pazienza, di...

Case Matte, teatro negli ex manicomi

Teatro documento violento quanto umano è Mombello – Voci da dentro il manicomio, realizzato da Teatro Periferico in collaborazione con la compagnia delleAli. Dopo due anni di repliche in scuole, caserme o carceri, lo spettacolo nato dalle storie di malati, medici, infermieri, assistenti sociali, che vissero e lavorarono all’interno dell’“Antonini”, l’ex ospedale psichiatrico di Mombello, frazione di Limbiate, vicino Milano, è stato il passo attorno a cui si è costruito Case Matte. Il cammino nei vecchi manicomi (questi dinosauri, come li ha definiti Giuliano Scabia nel convegno Case matte. Il teatro necessario), oggi chiusi e in molti casi minacciati dalla speculazione edilizia, ha toccato, tra settembre e ottobre, Limbiate, Genova...

Teatro Pasolini

Il teatro di Pasolini è un fantasma o Pasolini si aggira come uno spettro per il teatro italiano? A vedere i due spettacoli prodotti, tra le tante iniziative, nell’ambito della rassegna bolognese Più moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna, entrambe queste affermazioni suonano vere e false allo stesso tempo. In modi diversi, Archivio Zeta e Andrea Adriatico con i Teatri di Vita hanno voluto dimostrare la disperata vitalità di questo autore anche nel teatro, un’arte da lui amata, ma non praticata con la stessa tenacia di altre.     Pilade   Archivio Zeta articola il suo Pilade/Pasolini in tre episodi situati, con la complicità di un bellissimo 1 novembre di Ognissanti di sole, in altrettanti luoghi all’aperto. Il testo...

Fuori luogo, a passo di fanfara

En avant, marche!, ultimo lavoro di Alain Platel e il suo Ballet C de la B di nuovo insieme (dopo il successo di Gardenia nel 2010) a Frank Van Laecke e al compositore Steven Prengels, è dedicato in modo intenso e esplicito al mondo delle bande musicali, un microcosmo sotterraneo e diffusissimo, un riferimento ancora vivacemente attivo in molti paesi e città, quasi una sacca di resistenza artistica e sociale anacronisticamente incastonata nel mondo contemporaneo degli smartphone e del digitale. La forma e il tema della banda sono grandiosamente al centro di tutto lo spettacolo, sia sul piano visivo sia su quello musicale. En avant, marche! si apre con una scena che si potrebbe dire “preliminare”, dove due donne preparano il palco distribuendo decine e decine di...

Il Moses und Aron di Castellucci a Parigi

“Una notte negativa e abbagliante di bianchezza”. Per percepire qualcosa della noche oscura tirata in bianco da Romeo Castellucci sul palcoscenico del Moses und Aron di Schönberg andato in scena all’Opéra Bastille di Parigi con la direzione di Philippe Jordan, bisogna paradossalmente cominciare col credere ai propri occhi e con l’affidarsi ai miraggi del suo deserto. E il primo di questi miraggi è un grande, solido, stagliato (così stagliato da apparire iperreale) Revox che sovrasta l’arco di proscenio con le sue bobine che girano lente – il movimento è quello fatale e stupefacente dell’automatismo d’antan, il fascino quello della vecchia fantascienza – riversando il nastro magnetico tra le mani di un...

Ventiquattrore Dioniso Jan Fabre

Corpi. Carne. Teli bianchi impregnati di sudore e di sangue. Sono questi gli elementi su cui si costruisce lo sconvolgente immaginario di Mount Olympus: ventiquattro ore consecutive di performance dedicate da Jan Fabre alla tragedia greca e presentate al teatro Argentina nell’ambito di Roma Europa Festival. Uno spettacolo monstrum che si definisce, fin dalle note di regia, indagine su una possibile catarsi contemporanea: come innescare oggi, nell’epoca dei device e dell’iperconnettività, quell’elevazione da pietà e paura che formava il cuore della prassi teatrale antica?     Mentre gli studiosi si affannano a comprendere l’esatto significato delle cruciali parole della Poetica di Aristotele – mutuate non a caso dal...

La stoffa dei sogni

La Festa del Cinema di Roma, diretta da Antonio Monda, è iniziata il 13 e il 14 ottobre 2015 con le anteprime di due film che, in modo diverso, hanno a che fare col teatro: il primo è A Midsummer Night’s Dream di Julie Taymor, eccellente ripresa per il grande schermo dello spettacolo teatrale andato in scena nel 2013 al Polonsky Shakespeare Centre di Brooklyn, nell’allestimento della stessa Taymor (2.400.000 dollari); il secondo è La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu (Paco Cinematografica), che adatta per lo schermo non una, ma due e, a ben guardare, tre opere di teatro: La tempesta di Shakespeare, utilizzata anche nella traduzione in napoletano antico di Eduardo De Filippo, e L’arte della commedia dello stesso Eduardo. Il primo è un film...

Verdi Lenz Re Lear

Perfino i grandi capolavori, quelli che di fatto, nei secoli, continuano a nominare misteri attraverso la precisione di forme magiche, sono solo rigurgiti di un grande silenzio, slanci incoscienti, interruzioni, dimenticanze – miracolose, poiché davvero inspiegabili – dell'afasia che caratterizza la vita di chi passa la vita a convocare vuoti. Più spesso vince l'afasia: gli aborti superano di gran lunga le nascite. L'artista abortisce di continuo, e quanto più crea più abortisce, poiché ogni nascita produce un fallimento, ogni slancio testimonia una inadeguatezza, tradendo la vertigine che l'ha sospinto in forma; ed è sempre più difficile: ma il dolore, appunto, a tratti si dimentica, per fortuna. E nascono La...

Contemporanea: il divenire del teatro

A Prato, fra fine settembre e inizio ottobre, fra il magma dell’estate dei festival e l’inizio delle stagioni, è l’ora di Contemporanea. Come di consueto, la rassegna ospita insieme danza e teatro, compagnie emergenti e artisti più affermati, gruppi italiani e scena internazionale; si vedono tante opere diverse nei giorni di festival, si confrontano differenti idee e pratiche del teatro. E – come ricorda il direttore Edoardo Donatini introducendo l’incontro condotto da Massimiliano Civica e Attilio Scarpellini sul nostro sistema teatrale – Contemporanea è anche un luogo di pensiero, di incontro e discussione, per come l’ha disegnato il direttore negli anni, insieme a quegli intellettuali, operatori e artisti che l’hanno...

St-Art Up Teatro: il sacro, lo sguardo

A volte è come se ci guardassimo in uno specchio, quando vediamo teatro. Non nel vecchio, vieto senso del teatro come specchio della società. Rivediamo negli spettacoli proprio noi stessi, quello vorremmo essere, ciò che ci aspettiamo di vedere, le nostre pre-visioni, i nostri pre-giudizi. Rinunciamo alla sensibilità per le smarginature, a scoprire vuoti che possano aprire sentieri, precipizi, abissi rivelatori. Questo atteggiamento si moltiplica durante un festival: bombardati da proposte, andiamo con il metro o con il machete, sempre pronti a difenderci, a misurare o a rifiutare.   Quest’anno St-Art Up Teatro, il bel festival che organizza il Crest a Taranto nel teatro TaTà, una delle residenze del sistema pugliese, consorziata con altre...

Claudia Castellucci: Setta!

Un’immersione totale, rituale, nella ricerca sulle possibilità dell’attore, su di sé, sul corpo, il ritmo, il movimento, la voce, il fiato, la figura, la combinatoria, lo spazio, le forme, il respiro – individuale prima e poi collettivo. Una scuola anomala, senza concessioni consolatorie, la cui certezza è che per passare dalla potenza all’atto bisogna isolarsi dal mondo, guardarsi dentro, rifiutare ogni spinta facilmente comunitaria e andare alle radici dell’individualità, della solitudine di ognuno, da coltivare con pratiche teatrali, meditazioni, riflessioni teoriche, esercizi di decifrazione della bellezza. In una disciplina iconoclasta, che mira a scardinare il potere intimidatorio delle immagini che ci avvolgono, a eliminare...

Quale Brecht per l'era Renzi?

“Ascoltavo morire / la parola di un poeta o mutarsi / in altra, non per noi più, voce”. Annotava così Franco Fortini in Traducendo Brecht, lirica scritta a margine dell’intensa attività sui testi del drammaturgo tedesco tra il 1951 e il 1976. L’indagine della lezione brechtiana diviene, fin da subito, interrogazione sulla possibilità che quella parola politica detoni ancora, con uguale forza.   Per chi voglia oggi riproporre sulle scene nostrane il teatro di Brecht la questione si fa, se possibile, ancora più complessa. Perché si deve attraversare, interpretandola, una doppia cortina temporale: quella del contesto socio-politico originario, inestricabilmente connesso alla composizione delle pièce;...