AUTORI
Alessandro Banda

Alessandro Banda è nato a Bolzano nel 1963 e vive a Merano, dove insegna nel locale liceo delle scienze umane. Ha pubblicato Dolcezze del rancore (Einaudi, 2001) e Due mondi e io vengo dall'altro (Laterza, 2012).

26.09.2021

Il nodo di tutte le cose / I sette talismani dell'impero

Per un uomo del passato, greco o romano che fosse, il mondo era, nei suoi disparati aspetti, più significativo che per noi. Molto più significativo. Anzi, a rigore, tutto era dotato di un senso allora. Lo stormire di una fronda di quercia o di alloro, la direzione del volo di un uccello, il moto di una fiamma, il precipitare di una pietra, una voce captata a caso nell'aria, il bagliore di un fulmine. Tutto parlava. Anche un riflesso di luce in uno specchio, lo sgusciare di una serpe, un ragno e la sua tela iridescente, uno starnuto, persino un semplice starnuto poteva rivestire importanti significati. E questo perché tutto era pieno di dei. “Omnia Iovis plena” scriveva Virgilio, mentre Petronio faceva dire a un suo personaggio: qui tutto pullula talmente di divinità che è più facile...

16.09.2021

Scarabocchi / Kafka: una volta, sai, ero un gran disegnatore...

In una lettera a Felice del febbraio 1913 Kafka si definisce così: “gran disegnatore”, ma questo, si corregge subito, “una volta”; ora, nel momento in cui scrive, non lo è già più, il suo talento è stato irreparabilmente guastato dallo “studio convenzionale”, condotto sotto la tutela di una non meglio identificata “pittrice mediocre”. E questo suo contemporaneo attribuirsi e negarsi una qualità (nella fattispecie l'abilità nel disegno) è davvero tipico, è davvero (diciamola la parolaccia) “kafkiano”. (“Ma chi è questo Kafkian?” – ebbe a domandarsi giustamente un comico alcuni anni fa in un film di cui non ricordo più il titolo). Basterebbe rievocare celebri incipit: “Com'è cambiata la mia vita e come in fondo non è cambiata affatto” (Indagini di un cane).  Oppure il comandante che,...

07.09.2021

A quarant'anni dalla scomparsa / Sergio Solmi: letteratura e destino

Il 7 ottobre 1981, esattamente quarant'anni fa, moriva a Milano, all'età di 81 anni, Sergio Solmi. Fu un critico letterario (leopardista, contemporaneista, francesista), un critico d'arte, un poeta, un memorialista, un appassionato cultore di science fiction.  Le sue pagine, di qualunque argomento trattino, posseggono sempre un profondo valore conoscitivo e sono non di rado stilisticamente splendide. Era forse un professore? Un accademico? Un giornalista culturale? No: di mestiere faceva l'avvocato (il “leguleio per mezzo secolo” come ebbe a esprimersi lui nel 1974). Era, per la precisione, a capo dell'Ufficio Legale della Banca Commerciale Italiana. L'insonnia lo aiutò molto. Le sue opere sono state ripubblicate, a cura di Giovanni Pacchiano, dal 1983 al 2011, per l'editore Adelphi...

29.07.2021

30 maggio 1941-28 luglio 2021 / Roberto Calasso, editore e scrittore

Memè Scianca e Bobi sono gli ultimi due libri di Roberto Calasso, usciti ora nella Piccola Biblioteca Adelphi. È significativo che il grande editore e scrittore appena scomparso abbia sentito l'esigenza di comporre un dittico come questo: un'autobiografia e un concomitante ricordo di Bobi Bazlen, quasi che lui e il cofondatore della casa editrice fossero, in qualche modo, una cosa sola, e l'uno non potesse ricordare il proprio passato senza implicare e coinvolgere l'altro. Precisiamo subito che Memè Scianca è il nome che Calasso, non sa nemmeno lui quando, ma molto presto scelse per se stesso. Un nome singolare che non rievocava né eroi né cavalieri, piuttosto malavitosi. “Scianca” potrebbe alludere più che altro a una infermità. “Memè” è tronco e buffo come “Totò”, ma è anche uno dei...

27.07.2021

A vent'anni dalla scomparsa / Sergio Saviane e l'invenzione del mezzobusto

Sergio Saviane: tutti quelli che lo ricordano, quando lo ricordano, dicono o scrivono, tutti, nessuno escluso, che è purtroppo dimenticato, Sergio Saviane. Allora ricordiamolo anche noi, questo cosiddetto dimenticato, e ricordiamo che vent'anni fa esatti, il ventisette luglio del 2001, moriva a Castelfranco Veneto, dov'era nato settantotto anni prima, Sergio Saviane. Ma chi era dunque questo Sergio Saviane, paradossalmente così dimenticato e al contempo così ricordato? Era uno scrittore, un giornalista, un polemista, un creatore di linguaggio e un onomaturgo, oltre che un critico televisivo, forse addirittura il primo in Italia, a tenere, e per circa trent'anni anni (1960-1988) su “L'Espresso”, una rubrica di critica televisiva.    Collezionò, pare, un centinaio di querele. Un...

26.06.2021

Veleni scientifici / L’affaire Spallanzani

Per tutti noi, oggi e da almeno un anno o anche più, Spallanzani è il nome di un ospedale di Roma; anzi, per essere precisi, è il nome dell'Istituto Nazionale di Malattie Infettive, assurto ai fasti della cronaca quotidiana a causa della ben nota, o tristemente nota, pandemia che tanto ci affligge. Ma chi era questo Lazzaro Spallanzani che dà il nome al nosocomio romano così spesso citato da giornali e telegiornali? Un'ottima ed esauriente riposta al quesito è fornita da un avvincente volume appena uscito per i tipi di Bollati Boringhieri, L'intrigo Spallanzani, di cui è autore Paolo Mazzarello, professore di Storia della Medicina all'Università di Pavia. Si tratta di un “saggio narrativo” o “romanzo con citazioni” secondo la definizione dell'autore stesso (nel Post scriptum). La...

06.06.2021

Le Satire presentate da Cavazzoni / Il “libro segreto” di Ludovico Ariosto

Ci sono molti modi per avvicinarsi a un testo letterario, soprattutto a uno di quelli che siamo abituati a chiamare “classici”. (Così come ci sono molti modi per iniziare un articolo: in fondo si tratta pur sempre di servirsi di luoghi comuni più o meno collaudati dall'uso). Prendiamo le Satire di Ludovico Ariosto, per esempio, scritte tra il 1517 e il 1525, quindi dopo le commedie in prosa e la prima stampa del Furioso (1516), ma antecedentemente alla stesura in versi delle commedie stesse e prima dell'allestimento definitivo del poema nella sua terza edizione (1532). Il metodo prevalente di affrontare questi testi è quello filologico. Il riferimento quasi ovvio è quello ad alcuni saggi di Gianfranco Contini. Celeberrimi e celebratissimi, avvolti (e a ragione!) da un'aura di sacralità....

01.05.2021

Lorenzo Tommasin, Europa Romanza / Le lingue dei mercanti

Ogni storia è storia contemporanea. Così suona un famoso teorema crociano. Anche questo bel libro di Lorenzo Tomasin – Europa romanza, Einaudi, 2021 – le cui sette storie linguistiche si svolgono in un arco temporale che va dal 1305 al 1789, pare non sfuggire alla regola. Infatti in due punti del testo (p.118 e p. 214 rispettivamente) si possono leggere affermazioni come le seguenti: “La spinta verso l'uniformazione linguistica globale a cui si assiste oggi in tanti ambiti del commercio potrebbe far supporre che giusto le esigenze economiche siano il motore diretto e quasi necessario di uno standard degli usi linguistici internazionali. In realtà la vita economica europea par suggerire per molti secoli che una innegabile vitalità mercantile può accompagnarsi non a una progressiva...

19.03.2021

Una vita coraggiosa / Lady Montagu e il vaccino del vaiolo

Milady Montagute, così la chiamava Pietro Verri, nel lungo saggio Sull'innesto del vaiuolo, che chiude l'ultimo numero del “Caffè” (1766). Montegù, semplicemente e senza articolo, così era invece per Giuseppe Parini, nella lirica dal titolo molto simile (L'innesto del vaiuolo, 1765) che apre la raccolta delle Odi, dove veniva paragonata addirittura a Cristoforo Colombo per analogo ardimento e sprezzo dei feroci critici. Lady Montagu: questo il suo vero nome. Anzi, per la precisione, Mary Wortley Montagu nata Pierrepoint, figlia del conte di Kingston.  È una rappresentante privilegiata del Settecento, questo secolo elegante, frivolo, spregiudicato, vivace e spiritoso – e destinato a terminare in una carneficina generalizzata di teste tagliate.  Era una donna nobile, intelligente...

08.01.2021

Oracolo manuale / Baltasar Gracián. La lezione di Proteo

Cioccolatinizzazione; che mai vorrà dire, posto che esista, quest'orrido neologismo? Vuol semplicemente significare il triste destino che attende gli autori di massime, aforismi, apoftegmi e sentenze. Ciò che hanno distillato anni di esperienza di vita e di sagacia stilistica finisce per avvolgere gustosi cioccolatini. Anche Baltasar Gracián non sfugge alla regola e spesso accade, ai degustatori delle suddette dolcezze, di imbattersi in suoi detti, quando le estraggono dai loro involucri di stagnola. Ora, non so se per porre rimedio alla deplorevole sorte degli scrittori di massime, Adelphi pubblica, nella traduzione di Giulia Poggi, l'Oracolo manuale ovvero l'arte della prudenza, trecento aforismi usciti la prima volta nel 1647 e qui accompagnati da un poderoso saggio di Marc Fumaroli (...

06.01.2021

Je ne sais quoi / Una epifania dopo l'altra

Recanati, Epifania del 1810. Carissima Signora. Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra Conversazione, ma la Neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la Piscia nel vostro Portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest'altro Anno gli porterò un po' di Merda. … La Befana (Giacomo Leopardi)   Questa deliziosa letterina, scritta da un dodicenne Leopardi alla Signora Marchesa Roberti, e che apre l'epistolario leopardiano nell'edizione Binni-Ghidetti (mentre il Moroncini la riporta in appendice), ci consente di ricordare anche, nel...

20.12.2020

James W.P. Campbell, Will Price / Tutte le biblioteche del mondo

Un giorno un professore del Queens' College (Cambridge) si accorge che non esiste nemmeno un libro dedicato alla storia dell'architettura bibliotecaria nel suo complesso, dalle origini ai nostri giorni. Pertanto decide di colmarla lui, la lacuna.  Ed ecco qua le cinquecentoventotto pagine di La biblioteca (sottotitolo: “una storia mondiale”), scritte da James W.P. Campbell e accompagnate da 292 foto a colori di Will Price, celebre professionista specializzato in architettura e interni. L'editore è Einaudi, 2020. Per farlo i due hanno visitato ben ottantadue biblioteche diverse in ventun paesi. Perché, come scrive Campbell nella prefazione, nulla può sostituire l'esperienza diretta di un edificio. (Il che, a tutta prima, potrebbe parere un paradosso che si ritorce contro il libro...

27.11.2020

Scuola / Un vecchio prof. disilluso

Ho letto il bell'articolo di Enrico Manera. Concordo pressoché su tutto. Potrei sottoscriverlo. Queste che aggiungo sono solo considerazioni personali che ne prendono in qualche modo spunto. Vorrei partire in particolare da quel passo dove Manera dice di noi insegnanti che siamo una “classe amareggiata, macerata a lungo nella disillusione, in cui ci sono soluzioni biografiche, anche eccellenti, mentre dal punto di vista generale e politico il senso di sconfitta è schiacciante e pesante”. Perfetto. È proprio così.  E questi sono i pensieri attuali di un vecchio professore, amareggiato e disilluso (e anche un po' depresso).   Innanzitutto l'emergenza. Ha cambiato qualcosa l'emergenza, nella scuola? No. Ha solo messo in evidenza ciò che già c'era, ed era anche ben percepito (da chi...

03.11.2020

Scambi / L'elefante di Carlo Magno

È appena uscito, per i tipi de il Mulino, un saggio molto interessante e narrativamente avvincente di Giuseppe Albertoni, ordinario di storia medievale all'università di Trento. Il titolo? L'elefante di Carlo Magno. Cominciamo dai fatti. Il venti luglio 802 un ebreo di nome Isacco recò a Carlo Magno, ad Aquisgrana, nel cuore del regno dei Franchi (non la “capitale” perché la tradizione franca non prevedeva un'istituzione di tale tipo) vari doni inviati dal califfo di Baghdad, Harun al-Rashid. Tra essi spiccava un elefante. Quest'elefante aveva un nome: Abul Abbas. C'è un'unica fonte, poi ripresa e variata da altre successive, che riporta l'episodio. E sono gli Annales regni Francorum altrimenti noti come Annali regi. Essi dedicano poche righe all'episodio, che pure non doveva certo...

23.08.2020

James Romm / Alessandro Magno e il fantasma sul trono

Che differenza c'è tra Alessandro (Magno) e un pirata?  Quasi nessuna, almeno a giudizio del pirata, il quale infatti così rispose ad Alessandro che gli chiedeva come mai gli fosse venuto in mente di infestare i mari: facciamo lo stesso mestiere io e te, Alessandro; solo che io lo faccio con una piccola imbarcazione e perciò mi chiamano “pirata”, tu invece lo fai con una grande flotta e sei definito per questo “condottiero”.   Questo celebre aneddoto è riferito da Sant'Agostino nel quarto capitolo del quarto libro del De civitate Dei, ed è ricavato a sua volta dal terzo libro del De re publica di Cicerone. Lo menziona anche James Romm, professore di Classics al Bard College di Annandale-on-Hudson, nel suo Il fantasma sul trono (a pagina 281), appena uscito per i tipi di Keller....

30.07.2020

Gregorio di Tours / I miracoli di San Martino

“Oh indicibile triaca! Oh inesprimibile balsamo! Oh inestimabile antidoto! Oh purgante celeste, se così posso dire! Questa polvere vince le arguzie dei medici, supera la dolcezza degli aromi ed è più forte di qualsiasi unguento! Pulisce il ventre come l'agrimonia e i polmoni come l'issopo, purifica la testa come il piretro. E non solo rafforza le membra deboli, ma, beneficio ben più importante di qualsiasi altro, lava e deterge le macchie della coscienza”.    Chi prorompe in questa serie di esclamative? E, soprattutto, a proposito di quale polvere? Si tratta di Gregorio di Tours e la polvere di cui si magnificano le virtù curative, di gran lunga più efficaci di tutte le erbe officinali prescritte da qualsivoglia medico, è quella del sepolcro di San Martino. Abbiamo tratto questa...

04.07.2020

Scomparsa e riapparizioni / Fuggire a sedici anni

Otto anni fa, un ragazzo di sedici anni che viveva nei pressi di Roma scompare da casa e da allora non se ne sa più niente, finché in questi giorni viene ritrovato, ventiquattrenne, a Genova, dove viveva mendicando.   Un amico mi ha chiesto di scriverne. Ma, diavolo d'un uomo!, mi dico: come faceva a sapere che anch'io, a sedici anni, sono scappato di casa? (Dev'essere proprio per questo che me l’ha chiesto.) E poi, subito dopo, mi dico ancora: bravo babbeo che non sei altro! chi non ha tentato la fuga da casa a quell'età! Io stesso, che non conosco pressoché nessuno, so di altri due casi come il mio. Quello di mio cugino Stefano e quello della mia amica Delia. Mio cugino Stefano, anche lui a sedici anni, scappò da Padova e se ne stette un anno intero in Sardegna. Delia invece, lei...

27.06.2020

Carteggi amorosi / Kafka e Milena

Lettere, corrispondenze, legami. Abbiamo pensato di attraversare questa estate facendoci raccontare dai nostri autori i carteggi amorosi: letterati, artisti, poeti e pensatori.    La legge fondamentale degli amori di Kafka è questa: molte lettere, pochi incontri. Anzi: moltissime lettere, pochissimi incontri. Con la fidanzata storica Felice Bauer andò proprio così. Un epistolario di oltre ottocento pagine (tutte di Franz a Felice) in cinque anni esatti di tormentata relazione: fidanzamento, sfidanzamento, rifidanzamento, sfidanzamento definitivo (1912-1917) e qualche sporadico incontro a Berlino, Praga, Monaco più due brevi soggiorni insieme a Karlsbad e Marienbad. Non diversamente andò con Milena Jesenská. Un epistolario a stampa di oltre trecento pagine che copre tre anni (...

01.06.2020

1 giugno 1970 - 1 giugno 2020 / Giuseppe Ungaretti a cinquant'anni dalla morte

Giusto cinquant’anni fa, la notte fra il primo e il due giugno 1970, moriva a Milano Giuseppe Ungaretti, all’età di ottantadue anni. Quando, il quattro giugno, si svolsero i funerali, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura a Roma, il poeta fu accompagnato da familiari, da amici scrittori, da artisti ed allievi, ma da nessun esponente dell’Italia ufficiale. Carlo Bo, suo antico sodale, pronunciò, secondo l’amico e biografo Leone Piccioni che le riporta, parole di questo tenore: “Giovani della mia generazione, in anni oscuri di totale delusione politica e sociale, sarebbero stati pronti a dare la vita per Ungaretti, cioè per la poesia”. Vittorio Sereni, appresa la notizia della morte, così commentò: “Muore per la seconda volta mio padre”. Ungaretti non esercitò soltanto un’influenza a...

25.05.2020

Rituali / Maturità: persino Franz Kafka barò all’esame

Prima di tutto una breve precisazione terminologica: la dizione “maturità”, nel suo senso scolastico, è stata sostituita, e da ben vent’anni, con quella, ufficiale, di “esame di stato”. O meglio, per essere precisi, “esame di stato conclusivo del corso di studio di istruzione secondaria superiore”. Il fatto che tutti noi – insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, dirigenti, ispettori nonché cittadine e cittadini in genere – continuiamo imperterriti a chiamarla “maturità” è significativo. E di che è significativa questa inveterata fedeltà a un vecchio nome? Ma del fatto che il mutamento, come molti altri mutamenti in molti altri ambiti della vita italiana, è solo nominale. La sostanza rimane sempre quella, come, del resto, nella scuola in generale. Non cambia mai niente. Le acque...

13.04.2020

Sofferta sollecitazione attuale / Il destino di Roma (e il nostro)

L’otto maggio 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità annunciò al mondo l’avvenuta eradicazione del vaiolo. Medici e scienziati pensavano allora che le malattie infettive sarebbero scomparse definitivamente. A causare la morte sarebbero state altre malattie, quelle dette di “degenerazione” (cancro, affezioni cardiovascolari eccetera). Quest’ottimismo durava da almeno una ventina d’anni. Già negli anni Sessanta era accaduto che si tenessero convegni dal titolo suggestivo: “Infectious disease, does it still matter?” Sono ancora importanti le malattie infettive? (dati che desumo da un saggio di Bernardino Fantini sulla storia delle epidemie). Ma, più o meno contemporaneamente alla trionfale dichiarazione dell’OMS, stavano maturando le condizioni per l’avvento di una nuova, terribile...

17.03.2020

Un contagio d'irrealtà / I baffi di Emmanuel Carrère

Cominciamo con qualche citazione:   “L’assessore di collegio Kovalèv si svegliò abbastanza presto e con le labbra fece Brr…, cosa che faceva sempre quando si destava, sebbene nemmeno lui sapesse spiegare perché. Kovalèv si stirò, ordinò di dargli un piccolo specchio che stava sul tavolo. Voleva guardare un foruncoletto che la sera prima gli era spuntato sul naso; ma, con suo sommo stupore, vide che al posto del naso aveva uno spazio perfettamente liscio”. (Gogol, Il naso, trad. P. Zveteremich, Garzanti, 1967).   “– Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. – Niente – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse: – Credevo ti guardassi da che parte ti...

20.02.2020

Speciale Fellini / Fellini-Trimalchio

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il...

16.02.2020

Beamter / Kafka Merano: 1920-2020

Vivo a Merano e, conoscendo bene la città, avevo sempre pensato che Kafka fosse arrivato qui il primo aprile 1920. Sarebbe stato il giorno giusto, un bel pesce d’aprile. Ma non è così. Kafka giunse in città il 3 di quel mese. Perché proprio Merano? Perché era un luogo di cura (Kurort). E Franz, lo sanno tutti, era malato di tisi. Il primo sbocco di sangue lo ebbe la notte tra il dodici e il tredici agosto del 1917 in una delle stanze del Palais Schönborn dove all’epoca alloggiava, a Praga.  Inizialmente non voleva affatto venire a Merano. La meta che aveva prescelto era un’altra: il sanatorio Kainzenbad presso Partenkirchen nelle Alpi bavaresi, come scrive più volte sia alla sua giovanissima amica Minze Eisner, sia al suo editore Kurt Wolff.  È noto che Kafka aveva molte doti ma...