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Teatro

(669 risultati)

Un ebook gratuito / Il Teatro è indistruttibile

Un nuovo ebook gratuito per festeggiare i dieci anni di doppiozero!   Otto anni di teatro raccontati attraverso le recensioni e gli approfondimenti pubblicati su “doppiozero”: seguendo il teatro di ogni giorno, ponendo questioni di politica e di prospettiva teatrale, tracciando ritratti di artisti, andando a scavare nella memoria della scena dei nostri anni, indietro fino ad alcuni capisaldi del Novecento. Cercando di allargare lo sguardo alle altre arti e alle intersezioni con la società, discutendo di quanto siamo vittime della rappresentazione, dello spettacolo come travisamento e illusione; provando a dimostrare come non sia un’alternativa l’appiattimento sulla cosiddetta realtà, effettuale o politica che sia. Con l’incanto per quel cerchio di luce della scena, che disegna altri mondi in un buio artefatto, simile a quello nostro interno. “Insomma, il tutto alla fine potrebbe sembrare una specie di piccolo manuale del teatro dei nostri giorni, con padri e fratelli maggiori. Non lo è: ma sicuramente è un piccolo prontuario del mio teatro e del mio modo di guardare la scena per ragionare sulle nostre fragili esistenze, come si rivelano sotto le lenti d’ingrandimento delle...

Gruppo lavoro artistico teatro Metastasio / Sul buon uso dell'anacronismo

Sullo sfondo dell'inquadratura c'è la facciata gotica del duomo di Prato, con quella fissità, con quell'insistenza quasi offesa, che oggi assumono tutti gli scenari delle città italiane – chiese, piazze, torri – che il vuoto rende fantasmatici, e in quella rarefazione passa un carretto di legno sbilenco con una ruota sola, lo trascina un giovane con la mascherina che un altro, di lato, accompagna: si fermano proprio nel mezzo dell'inquadratura, si siedono da una parte del carretto diviso in due da un'insegna scritta con i caratteri a bastoni del cinema muto. “Posto di sblocco” c'è scritto, e, nell'epoca delle chiusure e dei confinamenti, è già un programma. Per un verso, questo carretto dai tratti arcaici – ma è un arcaismo, a pensarci bene, irreperibile nel passato e talmente disegnato dal non uscire del tutto dalla sua natura grafica per approdare nel pesante mondo delle cose – fa pensare al banco dello psicoanalista di Lucy Van Pelt nelle strip di Charles M. Schultz, a un gioco, a una parodia, a una velleità. Nell'inquadratura successiva, all'altro lato della postazione è seduto un uomo in tuta con un amplificatore appeso al collo: è un giapponese ma da quarant'anni vive...

(quando il teatro vince con la morte – o perde) / Castelli accesi – castelli spenti

Il giorno 2 di febbraio 2021 Fabio Masi, condirettore del Festival Inequilibrio di Castiglioncello (Armunia), mi ha telefonando e piangendo mi ha detto: “Ti devo dare una brutta notizia. Paolo è morto, l’abbiamo trovato stamattina”.    Paolo Bruni. Scenotecnico e scenografo, collaboratore di tante compagnie, è stato trovato morto, impiccato, nel suo laboratorio accanto all’anfiteatro – là – al Castello Pasquini. Aveva fatto le scene per La fine del mondo, la commedia dei dinosauri del Lato oscuro di Nane Oca che ha debuttato in prima assoluta al Festival il 25 giugno 2019.   Il Castello Pasquini, neogotico, falso ma non lugubre, costruito a partire dal 1889 per volontà del barone Lazzaro Patrone sui terreni venduti da Martelli, il patrono dei macchiaioli, acquistato negli anni venti del novecento dalla famiglia Pasquini, poi abbandonato e decaduto, acquistato dal comune e restaurato – è divenuto sede degli spettacoli di danza, teatro e delle mostre. È stato la casa, negli ultimi decenni, del teatro emergente e più vivo, che l’ha illuminato. Ma da ottobre era molto buio, spento – solitario. Facendo filò, veglie, azioni, camminate, spettacoli ogni tanto dico che...

Autobiografie / L'archeologia del sangue di Enzo Moscato

Per chi non lo sapesse, Montecalvario si trova subito sopra via Toledo. Non è propriamente un quartiere, né una strada. Topograficamente, lo si può intendere come l’insieme di vicoli dei Quartieri Spagnoli che salgono dalla parte centrale di via Toledo fin sotto Corso Vittorio Emanuele, verso la collina di San Martino. Enzo Moscato, nel suo Archeologia del sangue, primo volume di una trilogia autobiografica, pubblicato nel novembre 2020 da Cronopio, lo definisce a più riprese “rione”, identificando in quell’insieme di vicoletti, bassi, soprannomi, strani figuranti di mestieri antichi e personaggi scomparsi, il luogo della sua origine: il posto dove tutto cominciò. Chi conosce la materia di cui il Teatro dell’autore attore napoletano si nutre, sa bene che essa prende vita da quello che sarebbe meglio definire come un “non luogo” dell’anima, difficile da inquadrare. È l’autore stesso, in uno dei racconti del libro, a tornare su questa questione:   Si può parlare dei Q.S. (or, if you like it, dei “Naples Spanish Quarters”), in vari modi: in modo “materiale”, cioè: fisico, geografico, topografico, antropologico, piscologico, sociale […]. E poi c’è, o ci sarebbe, un’altra maniera...

Riedizioni / Bernard-Marie Koltès: avamposto sul limite estremo

Troppo teatrante per la letteratura e troppo letterario per il teatro: l’opera di Bernard-Marie Koltès è l’emblema di quel vuoto di posizione in cui la scrittura teatrale è percepita in Italia, un paese dove il drammaturgo è una specie di figura omissiva, una creatura fantasiosa e ibrida che, da vivo, esiste spesso solo per luce riflessa. Tanto più se, come Koltès, si è autori teatrali come lui lo è stato: fedele a un’idea di scrittura teatrale oltranzistica, torrenziale, poetica nel modo più verboso e spudorato. Una scrittura che va a sfidare il letterato, convinto che la scrittura teatrale non sia “vera letteratura”, ma anche il teatrante, che davanti alla pagina fluviale e (apparentemente) statica di Koltès ha subito l’istinto di dire: questo non è teatro, ma letteratura. Un equivoco che viene da lontano, che ha fatto sì che un autore che è in Francia già un vero e proprio classico, una figura tra lo sciamano e l’icona rock (Koltès, oltre ad essere morto molto giovane, era un uomo bellissimo), fosse finora presente in traduzione italiana solo in sparse pubblicazioni episodiche, da tempo introvabili. Quella lacuna oggi viene finalmente colmata: Arcadiateatro pubblica un’edizione...

Roberto Andò / Thomas Bernhard, Piazza degli eroi

Il teatro oggi si vede solo su schermi, ed è una tragedia. L’ha detto Romeo Castellucci (qui, per esempio) e lo ripetono in molti: manca quella esperienza unica che è il respiro di un palco e di una platea dal vivo. Ma in assenza di altro l’opera ben girata, con un’idea televisiva, può suscitare emozioni e aiutare a rivelare il testo, specie se questo non è mai stato rappresentato. È avvenuto per una mirabile, emozionante edizione dell’ultima pièce di Thomas Bernhard, Heldenplatz, in traduzione italiana Piazza degli eroi, che speriamo di vedere presto anche in palcoscenico. È stato allestito dal Teatro di Napoli con la regia di Roberto Andò e trasmesso in versione televisiva firmata da Barbara Napolitano il 23 gennaio su Rai5, nell’ambito delle manifestazioni per il Giorno della memoria. E ci è sembrato un modo particolarmente efficace di celebrare questa ricorrenza, perché il testo non parla solo di nazismo storico, ma soprattutto di xenofobia, antisemitismo, razzismo risorgente, di nazionalsocialismo che si insinua nelle società democratiche attraverso la mentalità cattolica confessionale più retrograda, quella piccoloborghese, populista e socialista, di un socialismo...

Biografie / L’altro Bene

Roma, 27 giugno 1994. Un’artista trentenne, fuggita a poco più di vent’anni dai vicoli di Napoli alla ricerca di un destino tutto per sé, si ritrova nella penombra pomeridiana di una villa sull’Aventino, seduta di fronte a un attore, autore, regista, poeta totem del Novecento teatrale, dentro una stanza semibuia arredata con un tavolo di marmo rosa, lampade, mobili intarsiati in madreperla e imponenti specchiere, tra pareti rivestite di seta giallo-oro. Lui parla, spiega, fornisce dettagliatissime disposizioni su “costumi che non devono essere costumi”, su corazze, armature, pugnali, gonnellini, tessuti iridescenti e sull’iconica matita nera per gli occhi, da procurarsi col resto dei trucchi da Indio in via Portuense; lei annuisce e prende appunti. Lui è Carmelo Bene e sta preparando il suo ritorno sulle scene con l’Hamlet Suite, lei è Luisa Viglietti, costumista con una carriera ben avviata tra cinema e teatro, un fidanzato che la aspetta a Napoli e nell’anima la crescente inquietudine di chi sta soffocando la sua natura esigente sotto una cappa di “infelicità senza desideri”. Di lì a un momento dopo quel primo incontro con Bene, il promesso sposo partenopeo svanisce nel passato...

Anniversari / Eduardo De Filippo, la cucina d’arte

Deve cuocere quattro o cinque ore, forse di più. All’inizio si mettono nella casseruola un pezzo di carne, le spuntature, olio, sedano e cipolla tritati. Poi si aggiungeranno il vino bianco e il concentrato di pomodoro, magari fatto in casa, asciugato al sole fino a ridurlo quasi a una marmellata. Questo è il ragù secondo Eduardo De Filippo. Quello che punteggia uno dei suoi testi più famosi, Sabato, domenica e lunedì; quello che riempiva con l’odore di cipolla soffritta la sala appena si entrava in teatro, nella versione di Toni Servillo con Anna Bonaiuto.    I nipoti di Eduardo in cucina alle prese col ragù. Col ragù si apre e si conclude, in una grande tavolata familiare, un film proiettato il 9 gennaio scorso su Rai 1 a tarda ora, Il nostro Eduardo, prodotto da 3D Produzioni con Andiamo Avanti Productions, Sky Arte e Fondazione Eduardo De Filippo, con il soggetto di Didi Gnocchi, la sceneggiatura di Didi Gnocchi, Tommaso De Filippo, Maria Procino e Matteo Moneta e la regia di Didi Gnocchi e Michele Mally. All’inizio compaiono i nipoti del grande uomo di teatro, Matteo, Tommaso e Luisa, i figli del figlio Luca, scomparso nel 2015. Poi si dipana la storia...

Liveness / Kepler-452: Teatro nel coprifuoco

Siamo a casa soli, noi che passavamo a teatro quasi tutte le sere. Oggi saremo un po’ meno soli, verrà da noi Nicola Borghesi, autore e attore dello spettacolo Consegne con la compagnia Kepler-452, un teatro che abita gli interstizi delle norme dei Dpcm. Come sappiamo è stato vietato l’incontro in pubblico e in privato fra spettatori e opere di teatro, di cinema, musica, arti visive, così come nel primo lockdown nella primavera 2020. Non è stato però vietato il teatro, che da mesi sta sperimentando forme per manifestarsi oltre gli spettacoli. Si tratta di tentativi chiaramente indotti ed emergenziali, in territori spesso però poco esplorati dove attivare forme peculiari di “liveness”, un qui e ora senza compresenza dei corpi. I teatranti sono stati presi di peso e traslati nei margini di riquadri dei siti di video sharing, delle piattaforme di conference call o nelle casse audio di computer e smartphone, dove sono proliferati esperimenti teatrali ‘senza spettacoli’ ma con una teatralità recuperata e rimessa a fuoco: dall’intimità di una relazione interpersonale alla sintesi immaginale dell’ascolto, dalla concisione drammaturgica rielaborata in video della stand-up comedy all’...

E tutte vissero felici e contente / Le favole di Emma Dante

Una delle favole teatrali di Emma Dante è stata trasmessa su YouTube durante il lockdown di primavera. Cappuccetto Rosso si sdoppiava: diventava una bambina magra e una grassa, in perenne conflitto, con la grassa alla fine trionfante perfino sul lupo, e sulla agognata focaccina che la madre aveva serrato con lucchetto nel panierino, per non fargliela divorare prima di arrivare dalla nonna.  Le favole di Emma Dante, riportate sul sito dell’artista come uno dei tre settori del suo teatro (prosa, opera, favole) e ora pubblicate in volume, sono fiabe di oggi, sgradevoli a tratti, impastate di realtà e prosaicità, crudeli perfino ma senza dimenticare lo slancio fantastico. Sono apologhi morali che fanno attraversare odi, emarginazioni, ingiustizie, portando sempre a un “lieto fine”, il più delle volte assolutamente non scontato. Può consistere nella punizione senza pietà dei colpevoli, nel trionfo, come nel caso di Cappuccetto, del desiderio contro tutto il resto, nel sogno d’amore non convenzionale.   D’altra parte la scrittrice e regista palermitana lo afferma esplicitamente, in La bella Rosaspina addormentata: “Passarono cento anni e di cose ne successero nel mondo! Prima...

Operina di buon augurio per il nuovo anno / Canto del monaco Silvano

Giuliano Scabia tutti gli anni, dal 1976, scrive un’operina per gli amici, che stampa a proprie spese. La spedisce per posta ma soprattutto, quasi sempre, la porta personalmente, con complici musicanti e recitanti, nei paesi dell’alto Appenino reggiano che nel 1974 visitò con la commedia e la compagnia del Gorilla Quadrumàno e dai suoi amici di Padova, Bertipaglia, Pontemanco Due Carrare, Venezia, Firenze, Este, San Miniato al Tedesco, Vaiano – La Briglia e altri luoghi. L’operina di buon augurio di quest’anno, riccamente illustrata da Riccardo Fattori come varie altre, la regala anche ai lettori di “doppiozero”. In questa riproduzione vedrete solo alcuni dei disegni, che nell’originale contrappuntano di continuo, in modo graficamente emozionante, i testi.     Su per le valli, verso il passo di Pradarena, profondo è il silenzio. È notte – le stelle sono vicine. Ben disegnate si vedono le costellazioni: Orione con la cintura, la spada e i due cani, le due Orse, il Toro. Ma ecco che, lontano lontano, sorge un canto.   IL CANTO   Fra queste foreste, e notte, e cielo   sono arrivato da poco, io – il monaco Silvano.   O tempo – carissimo tempo,   da...

Un'intervista / Romeo Castellucci: “Questo è il momento per tendere l’arco”

Nell’immobilità provocata dalla sospensione degli spettacoli dal vivo, gli equilibri e le geometrie del sistema teatrale cambiano silenziosamente. In tutta Italia, si avvicendano chiamate e nuove nomine, e vengono occupate posizioni di rilievo simbolico e politico. C’è una notizia che non sarà sfuggita a chi ama il teatro contemporaneo (e ama un po’ meno i volti televisivi prestati al teatro): Romeo Castellucci è stato designato Grand Invité alla Triennale di Milano per il quadriennio 2021-2024. Dietro questo titolo, che potrà forse risultare un po’ altisonante, c’è la volontà di dare un tributo a uno dei nomi più applauditi del teatro europeo ma – triste conferma di un vecchio paradigma – per lo più ignorato dalle grandi istituzioni nostrane. Il pubblico italiano, per vedere Castellucci, ha dovuto per lo più affidarsi a poche rassegne e festival attenti al nuovo (negli ultimi anni, per esempio: Vie Festival, RomaEuropa) nell’assoluta indifferenza degli Stabili e dei Nazionali. A pochi passi dal confine, al Lac di Lugano, Castellucci ha invece costruito una dimensione di prossimità con il pubblico svizzero: oltre al debutto di spettacoli (tra gli ultimi, Democracy in America nel...

Nuove esperienze / Opera lirica: fenomenologia dello streaming

La normalizzazione del 7 dicembre alla Scala è la più recente tappa della lunga marcia dell’opera nel mondo flagellato dal Covid. L’inaugurazione della stagione milanese – da molto tempo un assai gonfiato rituale istituzionale e politico, economico e mondano, mediatico e solo marginalmente culturale – questa volta è stata inevitabilmente giocata in difesa. Operazione riuscita, se non altro nell’obiettivo di limitare i danni ai dati di ascolto: poco più di due milioni e mezzo gli spettatori davanti ai televisori, meno dei quasi tre milioni dell’anno scorso, però non troppo meno. Ma resta il fatto che questa volta l’evento era stato disinnescato fin dal momento in cui un importante focolaio fra le masse artistiche aveva costretto a rinunciare ad allestire – pubblico o non pubblico – l’opera di Sant’Ambrogio, che doveva essere Lucia di Lammermoor di Donizetti.   Il tentativo di salvare il salvabile è stato una corsa in salita: né più né meno quella a cui sono state e sono costrette molte Fondazioni lirico-sinfoniche, fermo restando che altrove, in qualche caso, a fare opera ci si è riusciti. Alla fine, per la prima volta da decenni, forse dalla fine della guerra, la primazia...

Interazioni / Residenze teatrali digitali

Il momento di sospensione che la scena culturale italiana sta attraversando preclude la distribuzione e la produzione di spettacoli dal vivo, ma consente un momento di raccoglimento per studiare e progettare. Entro tale tempo sospeso, che è sia un periodo di recupero da uno choc che un seme per sviluppi futuri, una reazione propositiva è nata dal Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), in collaborazione con molte realtà partner delle regioni Marche e Toscana. Si tratta del bando per la selezione di progetti di «residenze digitali», ossia di creazioni artistiche di taglio drammaturgico/performativo pensate appositamente per l’ambiente digitale. A seguito di oltre 400 domande, sono state selezionate più proposte di quelle effettivamente finanziabili sulla carta: sei invece di quattro, grazie al successivo intervento di enti finanziatori esterni al progetto. Va subito precisato che l’intento delle «residenze digitali» è la creazione di uno spazio che permetta agli artisti di sperimentare nuove forme. Ci si trova insomma di fronte a un’opportunità per condurre una ricerca di pratiche ignote o poco esplorate, che fornisce ai soggetti selezionati una base per...

Samp al Sotto18 Film Festival / Rezzamastrella: un killer contro le tradizioni

Tra ulivi, trulli, strade bianche di Ostuni, muretti a secco, scalinate di Gravina di Puglia, linee ferroviarie deserte, la piazza di Galatina dove non si può che ballare una ossessiva, folkloristica pizzica. Un killer attraversa questo Puglia Dreaming: boccoli lunghi agitati dal vento o dalla corsa, simile a un Cristo pasoliniano su un campo di grano tagliato, con baffo, pizzetto e volto sghimbescio, giacca rosa su corpo magro, lisergica, nervosa reincarnazione di Frank Zappa in cerca di tradizioni da uccidere, da killerare.  Samp è un assassino professionista. Inizia sparando alla madre tra le linee nette, candide, all’interno di un trullo, per poi partire a prendere ordini da un Boss di paese, non senza essersi ristorato con un cappuccino con tazzulella ‘e cafè e succhiatina alle prosperose mammelle di una diversa figura materna. Il Boss gli ordinerà vari omicidi di “gente legata alle tradizioni, che pensa e agisce in modo naturale”, antiquari, vecchie comari di piazzetta, collezionatori di cartoline del bel tempo andato, bambini che aspettano un futuro che continui il passato e perfino Riccardo, l’amico del cuore di Samp, uno che “porta avanti l’amicizia, che non è...

Milano Filmmaker 2020 / Er e gli asini

  Er cammina lungo una strada asfaltata. Di lato, a destra e a sinistra, i campi. La macchina da presa la inquadra di schiena. Vediamo i suoi capelli neri che le cadono sulle spalle e i jeans bianchi che indossa. Cammina di fretta, come se sapesse dove andare; si mantiene vicina alla striscia bianca laterale che bordeggia nel suo procedere. Mormora qualcosa che non si comprende: frasi straniere, una litania, altro ancora. Er è Ermanna Montanari e questo è un film di un’ora dedicato a lei, un atto di amore del regista Marco Martinelli verso quella che è la sua attrice preferita, la sua musa, la sua prima compagna di lavoro, sua moglie. Un dono fatto a Ermanna dopo quarant’anni di vita e di teatro insieme, scrive il regista romagnolo nella scheda di presentazione dello spettacolo. Partendo da un ampio materiale d’archivio, Martinelli, con l'aiuto di Francesco Tedde, ha montato questo lungo monologo dell’attrice, che attraversa lavori di oltre vent’anni fa come Ippolito, tratto da Euripide, dove recita circondata da Chiara Lagani e Fiorenza Menni, Sterminio di Werner Schwab, dove interpreta il monologo della Signora Cazzafuoco, e poi altri spettacoli ancora in cui...

Il teatro / Peter Handke. Attacco al sistema

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui Peter Handke è noto quasi soltanto come romanziere: il che la dice lunga sia su quanto il genere teatrale sia considerato, da noi, la cenerentola nella gerarchia culturale, sia sul provincialismo che non lo fa percepire come una lacuna. Peter Handke è invece uno fra i drammaturghi più importanti del panorama teatrale internazionale: ed è stato proprio un testo teatrale, Insulti al pubblico, che l’ha reso famoso al grande pubblico tedesco; ed è da drammaturgo più che da romanziere che Wim Wenders lo chiamò, nel 1987, a firmare la sceneggiatura del celebre Il cielo sopra Berlino. Ora, finalmente, Quodlibet colma quella lacuna editoriale (l’ultima introvabile edizione del teatro di Handke, di Feltrinelli, era del 1969), ripubblicando i primi testi drammaturgici del premio Nobel austriaco, in un volume curato da Francesco Fiorentino che comprende due testi fondamentali – Insulti al pubblico e Autodiffamazione – insieme ad altri testi più brevi e meno noti.    Peter Handke. Insulti al pubblico altre pièces vocali (Quodlibet 2020).   Siamo nel 1966: Handke ha ventiquattro anni. Il suo editore Siegfrid Unseld, della...

Addio a Masaki Iwana / Half demon. Un uomo in viaggio

Poche parole annunciano il trapasso di Masaki Iwana, danzatore butoh, performer, autore e regista cinematografico, nato nel 1945 a Tokyo. La sua esistenza libera, opera non disgiunta dalla sua arte, non ha mai smesso l’invenzione, non ha cercato allineamenti, né temuto marginalità. Masaki passed away peacefully at home in Normandy, France on 11th November 2020. La pace che sembra avere avvolto il suo commiato è il sigillo, il segno tacito di un’appartenenza, di un’alleanza, riconosciuta, praticata, mai tradita: il rapporto con la materia. Engagé avec les substances era il titolo di una sua performance e in un certo senso un manifesto per la danza come stato emergente, evento esperibile a condizione che il corpo divenga manifestazione epifanica di tempo e spazio. Il corpo della danza – il corpo in stato di danza di Masaki – è corpo metamorfico, unità e pluralità, identità costitutivamente aperta al divenire, divenire stesso che si attua in entità e forme che il concetto stenta a tenere insieme: simultaneamente oscurità e luce, femminile e maschile, fragilità e forza, orizzontalità e verticalità, morte e nascita. La danza è accadimento, attuazione di una origine, esposizione...

Frosini/Timpano, Marco Cavalcoli / Ottantanove. Tra le macerie della postmodernità

Vuoto, assenza, funerale e anche distanziamento. Se aggiungessi il nome di una qualsiasi delle nostre città, potreste pensare a un nuovo articolo sul Covid-19. E invece no: sono le coordinate di senso e di spazio di Ottantanove, l’ultima produzione di Elvira Frosini e di Daniele Timpano, i Frosini/Timpano, affiancati per la prima volta in scena da Marco Cavalcoli dei Fanny & Alexander. Quella cifra non rappresenta il conteggio della cronaca, ma la parabola della Storia. Ossia, la Rivoluzione Francese del 1789 e, insieme, la caduta del Muro di Berlino del 1989. Gli artisti erano pronti a scandagliarne e a smascherarne le derive culturali, le distorsioni simboliche, le mitologie contemporanee, per mettere in crisi spietatamente e ironicamente le nostre vite “democratiche” e il nostro immaginario legato al concetto di rivoluzione. Era tutto pronto per portare in scena il passato e il presente, la storia francese e la storia italiana, la modernità e la postmodernità, con l’obiettivo di provare se e come una rivoluzione sia ancora possibile. Per di più il testo aveva già vinto nel 2019 la Menzione Speciale “Franco Quadri” nell’ambito del Premio Riccione. Non è bastato. Teatri...

Realismo visionario / Cavazzoni e la madre assassina

«Sembra che il caso sia accaduto davvero nel 2010, a quanto assicura l’autore»: così riporta il risvolto di copertina di La madre assassina (La nave di Teseo, pp. 167, 18 euro), l’ultimo libro di Ermanno Cavazzoni. «Un fatto successo davvero», si legge ancora nella breve premessa, «che la stampa ha preferito ignorare perché non generasse emulazione fra i giovani».  Tutto vero, dunque? Difficile dirlo, quando si ha a che fare con uno scrittore che ha intitolato la sua raccolta di corsivi ed elzeviri Storie vere e verissime, spiegando che «ce n’è abbastanza nel mondo da dire senza aggiungere fatti o vicende inesistenti fino a farne un romanzo». A scanso di equivoci e a dispetto di tutte le asserzioni di verità, vale la pena chiarirlo subito: La madre assassina è senz’altro un racconto d’invenzione; del resto, la dicitura “Romanzo” si legge, per quanto un po’ in disparte, fin dalla copertina, sulla quale campeggia un’immagine leggermente inquietante, ricavata da un dipinto privo di titolo (1888) di Giuseppe Antonio Ferrari, che raffigura un bimbo dai calzettoni scarlatti e dallo sguardo assente, che tende la manina paffuta nel bianco circostante. Anzi, proprio la pretesa di...

Un addio - con una lettera di Eugenio Barba e dell’Odin Teatret / Ferdinando Taviani: studioso militante

Aveva qualcosa del guru, Ferdinando Taviani, del combattente comunero latino-americano e andino con i suoi poncho, gli eterni sandali, i berretti colorati. Non so perché, lo associo a Garabombo, il personaggio di vecchi romanzi di Manuel Scorza, invisibile come Taviani, Nando per le innumerevoli tribù teatrali che ha frequentato. Garabombo era invisibile alle autorità cui presentava le proteste della sua comunità andina; Taviani era un accademico capace di scomparire nel teatro e di riapparire di lato, nel “fra” come ebbe a scrivere di Giuliano Scabia, spostando ogni volta i dati delle questioni, aprendo squarci inaspettati, anche ferite, che avrebbero generato idee e comportamenti. Non so cosa significhi: ma non esiste una voce di Wikipedia su di lui. Così lo hanno ricordato Eugenio Barba e i suoi compagni dell’Odin Teatret.   Arrivederci, fratello di lavoro   Il 4 novembre è morto Nando Taviani, pensatore e studioso originale di teatro, fratello di lavoro dal 1969 di noi tutti all’Odin Teatret. Era il nostro consigliere letterario, co-autore di testi e ispiratore di progetti che hanno reso il nostro gruppo teatrale un incoraggiamento e una vocazione per molti altri....

Romaeuropa Festival / Anni luce per la nuova scena italiana

L'attrice posa col gomito sul tavolo ingombro di pagine di copioni, caffè, qualche matita, mentre il regista, più avanti sul palco, parla al pubblico. Improvvisamente il gomito le cede di schianto e lei sbatte violentemente il viso sulla superficie di legno, facendo sobbalzare tutta la sala. Le mani corrono al volto, il dolore è squassante. Ora le scosta: ride! Non è niente, era uno scherzo, ha lasciato andare la testa per simulare il colpo e ha percosso il tavolo da sotto il piano. La gag è gretta ma funziona. Il regista, Francesco Alberici, vuole provarla. Si siede al posto dell'attrice e tenta la mossa, ma il risultato non convince, il colpo non è ben simulato. Ci riprova. Niente, non va. Più credibile è la reazione successiva, il grido straziante, teatrale: Alberici in terra, si rotola sul palco, il corpo è percorso da spasmi.   Si tratta di una delle scene centrali di Diario di un dolore, debutto dell’attore/autore milanese (spesso sul palco diretto dal duo Deflorian/Tagliarini oppure con la propria compagnia Frigoproduzioni) al Romaeuropa festival della capitale. Nella settimana dal 6 all’11 ottobre – poco prima, dunque, che le attività teatrali e gli eventi...

Primavera dei Teatri / Tre feste con i morti

Le immagini che lampeggiano sullo schermo sembrano come filtrate da un velo di cenere sottile, inconsistente. Da un residuo di morte. Le figure di Mephistopheles di Anagoor appaiono staccate, fantasmatiche, eppure vicine a noi seduti nella platea, uno sì e due no. Nel dialogo o nella rincorsa con i suoni martellanti o avvolgenti o echeggianti di Mauro Martinuz, nel loro rimandare a visioni del mondo attuale rese ectoplasmatiche attraverso il montaggio, il rallentamento e quel velo simile a cenere, è come se le proiezioni si staccassero dalla piattezza dello schermo per entrare direttamente nei nostri strati corticali, andando a risvegliare figure che si agitano in noi, a metterle in vita tanto che agiranno ancora a lungo, dopo gli applausi finali, per giorni e giorni.   Mephistopheles di Anagoor, screenshot. Racconto qui tre spettacoli anomali, Mephistopheles di Anagoor, scritto e diretto da Simone Derai, un film con musica dal vivo, apparentemente. Poi Piccoli funerali di Maurizo Rippa con la chitarra di Amedeo Monda, raccontini come lapidi, come una piccola Antologia di Spoon River con canzoni, apparentemente un recital. Quindi Madre, con la voce e la presenza di Ermanna...

Festival internazionale del teatro – Lugano / Il teatro è un cavallo di Troia

Il teatro, scriveva Julian Beck nel 1967, “è il cavallo di legno per prendere la città”. Oggi, con una pandemia in corso, il celebre motto del Living Theatre (Franco Perrelli intitola così un capitolo del suo I maestri della ricerca teatrale, 2007) prende nuove e inaspettate risonanze. Il teatro può diventare il cavallo di legno per riprendersi la città, ovvero il luogo della vita, della condivisione e della discussione pubblica? A guardare il programma del FIT Festival 2020, che ha appena concluso a Lugano la sua ventinovesima edizione, sembra di poter rispondere affermativamente. Gli artisti invitati (dall’Italia al Belgio, da Israele alla Corea) non hanno ceduto alla tentazione del disimpegno e dell’intrattenimento di un pubblico emotivamente affaticato dai mesi trascorsi; né, dall’altro canto, si sono limitati a operare come un reagente immediato ai traumi recenti, cercando empatia prêt-à-porter attraverso i temi caldi di isolamento e contagio. Hanno, piuttosto, provato a toccare senza sconti alcune questioni fondamentali: si sono occupati di morte e di perdita, dell’ambiente e dell’uomo, di religione e di rito. In particolare due nomi – di quelli che si vorrebbe poter vedere...