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Teatro

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Festival internazionale di teatro di Lugano / Castellucci: Bros, la violenza dell’ordine

È cupo e intenso il nuovo lavoro di Romeo Castellucci, Bros, andato in scena in prima mondiale al Lac di Lugano in occasione del Fit, il Festival internazionale di teatro diretto da Paola Tripoli e giunto quest’anno alla trentesima edizione (altre date in Italia: dall’11 al 14 novembre in Triennale a Milano, il 2 e il 3 dicembre ai Teatri a Reggio Emilia, l’11 e 12 marzo all’Arena del Sole di Bologna, il 22 e 23 aprile ad Ancona e dal 17 al 22 maggio all’Argentina di Roma). Per comprendere questo spettacolo, giova partire dalla sua genesi. Castellucci, colpito dalle forze dell’ordine dispiegate massicciamente durante le proteste dei gilets jaunes, in Francia, ha pensato di compiere un esperimento su questa forza ctonia, lavorando non con attori professionisti, ma con persone comuni, uomini reclutati attraverso un appello. A questi, fra di loro sconosciuti, è stato assegnato un indice comportamentale, costituito da una serie di punti, alcuni, posti all’inizio, molto semplici, come “Sono disposto a diventare un poliziotto in questo spettacolo” e “Sono disposto a eseguire tutti gli ordini per essere un vero poliziotto”; man mano che la lista si dipana, però, il codice diventa più...

Paesaggio con fratello rotto, una trilogia / Mariangela Gualtieri: aprirsi all’inatteso

“Che cosa diremo a quelli che nascono ora? / Che scusa troviamo / per questo disastro umano?”. Dopo una introduzione con l’entrata dei personaggi, in un silenzio carico di attesa accompagnato dall’organo, inizia con questi versi, con questa domanda, Paesaggio con fratello rotto, prima parte di una trilogia del 2004 del Teatro Valdoca. Ora di quel lavoro con la regia di Cesare Ronconi – una saga contemporanea con personaggi dolenti sovraccarichi di colore, un bianco funereo sui corpi seminudi, segnati con tratti neri e sbavature di rosso sangue, maschere animali, ali grandi di uccello, zimarre rituali – Einaudi pubblica i testi (pagine X-78, euro 10), scritti da Mariangela Gualtieri.      Sono sempre di sottili dimensioni le opere di questa poetessa che ci accompagnò nello sconforto del primo lockdown con il delicato ammonimento di Nove marzo duemilaventi: “Questo ti volevo dire / ci dovevamo fermare…”. I versi di Paesaggio con fratello rotto sembrano scavati nei corpi, nella disperazione che vorrebbe diventare la gioia che tutti sentiamo di vivere; sono parole incise con il bulino nello sguardo desolato a quello che riusciamo a distruggere di bello intorno a noi e...

Una conversazione / Essere in due. Ginger e Fred di Deflorian e Tagliarini

Attrice e autrice l’una, danzatore e coreografo l’altro, nel 2008 Daria Deflorian e Antonio Tagliarini hanno dato vita a una compagnia che ha immediatamente conquistato la ribalta italiana e francese con spettacoli pluripremiati e allestiti sui principali palcoscenici internazionali, dall’Argentina di Roma all’Odeon di Parigi. Il loro teatro affresca il presente con drammaturgie originali che evocano gli sfondi più complessi dell’esistenza attraverso i primi piani di figure letterarie e cinematografiche. Archiviato il dittico dedicato a Deserto Rosso di Antonioni nel 2018, la coppia teatrale continua adesso il suo viaggio nel cinema italiano guardando a Ginger e Fred, opera cult di Federico Fellini, che racconta la vicenda di Pippo e Amelia, due artisti conosciuti per la loro imitazione della famosa coppia Ginger Rogers e Fred Astaire ma che non hanno mai sfiorato il successo, e che tornano dopo molti anni a esibirsi in pubblico in uno show televisivo natalizio anni ottanta traboccante di volgarità. Dopo il debutto assoluto in Svizzera, lo spettacolo, intitolato Avremo ancora l’occasione di ballare insieme, arriva al Teatro Argentina di Roma dal 12 al 24 ottobre, nell’ambito del...

Drammaturgia contemporanea / L’eredità del tempo a Colpi di scena

Di tutti gli enigmi che attendono di essere decifrati nell’universo, nessuno è forse più enigmatico e indecifrabile del tempo. Facciamo esperienza ogni giorno del suo movimento e misuriamo ogni nostro atto secondo un metro temporale, e tuttavia ignoriamo che cosa sia questa entità che tanto pervade le nostre vite. A intensificare l’enigma è anche il problema del tempo che seguirà alla nostra morte, o che lasciamo in eredità, di cui è difficile capire la vera natura. Da un lato, esso non è nostro, perché sono i posteri a beneficiare dei nostri lasciti. Dall’altro lato, però, il tempo che lasciamo in eredità agli altri è anche quello che ci appartiene realmente, in quanto lo costruiamo e lo doniamo. Emerge un paradosso. Ciò che lasciamo in eredità ci appartiene e non ci appartiene, il che si ripercuote sulla nozione generale del tempo, che ora pare esistere e ora non-essere. Mi pare possa essere questo uno dei fili conduttori che annoda quattro dei lavori della vetrina della rassegna teatrale Colpi di scena di Forlì (dal 30 settembre al 2 ottobre 2021), organizzata dal centro di produzione Accademia perduta Romagna Teatro. Ciascuna di queste proposte artistiche si pone in modi...

Scuola a Santacristina. Un diario / Ronconi e il tempo vissuto

Tutte le estati giovani artisti di teatro e riconosciuti maestri si ritrovano tra le colline umbre per interrogarsi sul loro lavoro nel nome di Luca Ronconi. Avviene presso il Centro teatrale Santacristina, fondato da Ronconi e da Roberta Carlotto. Il lavoro di questa estate lo racconta Fabio Condemi, regista classe 1988, diplomatosi all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico nel 2015, per alcuni anni assistente di Giorgio Barberio Corsetti, autore di spettacoli su testi di Pasolini e su adattamenti da Jacob von Gunten di Robert Walser e da Filosofia del boudoir del marchese de Sade; ha inoltre partecipato al progetto Oceano Indiano del Teatro di Roma. A metà tra diario personale e approfondimento critico, il testo restituisce l’esperienza di studio della scuola e offre una prospettiva sull’orizzonte di pensiero di un giovane regista.   Non ho conosciuto personalmente Luca Ronconi, ma ho letto che tra i libri che consigliava, le rare volte in cui cercava di offrire agganci o riferimenti teorici sul suo lavoro, figurava (accanto al Corso di linguistica generale di de Saussure e alle Memorie del presidente Schreber) un saggio sul tempo, sulla percezione che abbiamo di esso...

Una conversazione con Toni Servillo / Da Eduardo a Eduardo: Qui rido io

Camerino-palcoscenico-casa (case)-città: Napoli. Teatro: Eduardo Scarpetta, padre legittimo di Vincenzo, Maria (e Domenico), “zio” (padre naturale) di Titina, Eduardo, Peppino De Filippo (e di altri figli). Camerino del teatro. L’acclamato attore Scarpetta al trucco, mangiando la pizza: – Com’è la sala? – Piena. Sottofondo musicale, all’inizio e alla fine di Qui rido io di Mario Martone, con Toni Servillo e con una pirotecnica compagnia di meravigliosi attori, per lo più napoletani: “Famme chello che vuo’ / Indifferentemente / Tanto ‘o ssaccio che só’ / Pe’ te nun só’ cchiù niente / E damme stu veleno / Nun aspettá dimane / Ca, indifferentemente / Si tu mm’accide nun te dico niente”.   Il film presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia è un capolavoro: ritrae un momento del teatro partenopeo a cavallo tra ottocento e novecento, una città, un attore e la sua dinastia, raccontando come lo spettacolo popolare abbia generato quel genio della profondità e del divertimento che è stato Eduardo De Filippo. Un teatro popolare d’arte, verista, drammatico, “vero”, contrappongono gli intellettuali Bracco, Bovio, Di Giacomo, Murolo e altri al teatro comico di Scarpetta, fatto di...

Critica e curatela / Muri e idee a Short Theatre

La critica delle arti performative intesa come atto censorio, come pettine tra i cui denti bloccare nodi interni alle opere, aggrovigliati da ipotetici, generici ‘dover essere’, appare a molti ormai un esercizio intellettuale ed estetico superato, fatta forse eccezione per il teatro di repertorio più conservativo. Le ragioni di questa inefficacia sono diverse. La prima e più evidente è nello stato dell’arte: la gamma amplissima delle nuove forme è tanto ardua da racchiudere fosse anche solo in labili confini tassonomici, che quel ‘dover essere’ si smarrisce in una polverizzazione delle categorie di giudizio, così frastagliate da rischiare di coincidere in numerosità con le opere stesse – occasione di crisi, ma crisi feconda. Occorre anche aggiungere che nel teatro e nella danza contemporanea, accanto alla problematizzazione dello statuto autoriale, si è prodotto da tempo uno stallo dello statuto di opera, che non ha più i caratteri del monumentum, dell'oggetto definitivo, storicizzabile nel momento stesso in cui esce al mondo, e si è ridotta (in senso letterale, spaziale, non di valore) a tentativo, a proposta, a sfida anche radicale e persino violenta, ma in bilico, protesa. Il...

Lettere 1941-1956 / Beckett dalla clandestinità a Godot

È bello anche solo come oggetto da guardare, questo secondo volume di lettere di Samuel Beckett. Con quella elegante tonalità di blu indaco utilizzata nel fondo di copertina e ripresa a variazioni più chiare nel riquadro contenente la foto dell’autore, pure lui particolarmente elegante e dallo sguardo arcigno dietro gli occhialini rotondi.  Ma naturalmente è il contenuto a suscitare interesse: la corrispondenza tenuta da Beckett nel periodo più intenso e creativamente più importante della sua vita. Quello che ha inizio con la stesura di Watt, avvenuta in gran parte durante il periodo di clandestinità trascorso da Beckett, allora ricercato dalla Gestapo, a Roussillon, nella Francia non occupata, assieme alla propria compagna Suzanne Deschevaux-Dumesnil; e termina con le prime prove di Finale di partita e con un Beckett già famosissimo a livello internazionale, rappresentato in più parti del mondo ma con qualche fastidio ancora da sanare nei confronti della madre patria, l’Irlanda, dove i suoi libri continuano ad essere messi all’indice, e della città che per un irlandese è la sola a sancire effettivamente il successo, ossia Londra, dove la sua opera teatrale, Aspettando Godot...

Altre visioni a Coltano / Animali Celesti per un canto alla follia nei boschi

Prima di tutto il canto dei grilli. Sotto i pini, “nell’utero della notte”. Poi immagini di primavere seccate, di orchi che offrono la pancia al gioco dei bambini, donne violate dal nostro guardare voyeuristico, dal nostro desiderare, e da un’altra parte la luna in ciel del pastore errante di Leopardi, e un cercarsi, dirsi, mangiarsi, ansimarsi degno del Cantico dei cantici, “io capriolo e tu cerbiatta”. E cavalli nella notte, placidi, grandi, come apparizioni, come calmanti delle ansie notturne generate da Pandemia, e cani illuminati da lucine di fiera, sempre sotto i pini, i lecci, tra i cespugli, con canti d’uccelli notturni. Figure immobili, di re regine profeti e profetesse, in trono o spodestate, di martiri, splendenti solitarie misteriose icone, attori e persone decretate “matte” da qualche dolore della vita, rifulgenti come presenze àncora in spettacoli caleidoscopici.   Oracoli in/versi, ph. Michele Lischi. Provo a sintetizzare così due giorni vissuti a Coltano, presso una villa medicea da dove – si dice – Guglielmo Marconi lanciò il primo segnale radio fino in America, ai margini della tenuta presidenziale di San Rossore, Pisa, già immersi nella meravigliosa...

Viaggio in due scene d’estate / Tenebre luminose. Il Lemming e le Albe

Tradurre la luce in musica sembra essere l’ardua sinestesia che accomuna due lavori teatrali molto differenti che hanno calcato le scene d’estate. Il primo è Ante lucem del Teatro del Lemming, ispirato all’opera da camera Sette romanze su poesie di Aleksandr Blok di Dmitrij Šostakovič, replicato alla 17esima edizione del festival Opera Prima di Rovigo (5-6 settembre). Il secondo lavoro è Siamo tutti cannibali di Roberto Magnani, una riscrittura del romanzo Moby Dick di Melville. Prodotto da Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, lo spettacolo ha debuttato al festival Crisalide di Forlì (26 agosto) e replicato a Operaestate di Bassano del Grappa (28 agosto), i quali hanno anche collaborato alla genesi dello spettacolo. Per una felice coincidenza, la musica è protagonista incontrastata di entrambi i lavori per due ragioni. La prima è la più concreta. Sia Ante lucem che Siamo tutti cannibali prevedono un dialogo serrato tra artisti e musicisti. L’andamento procede, dunque, per rifrazioni reciproche tra testo e melodia, senso e suggestione fonica. In Ante lucem, il dialogo avviene tra un gruppo di attori, che recitano le poesie di Blok o con le parole o con azioni fisiche, e un ensemble di...

Giochi / Trampoli: volo e vertigine

Che cosa perde la Gatta Cenerentola fuggendo dal terzo ballo di gala? E cosa indossa il Gatto che percorre a passo di corsa le terre di Francia? E chi sono quelli «ncappa a le mazze» che strappano il riso a Zoza, figlia del re di Vallepelosa, in Lo cunto de li cunti? E perché al tempo di Caino, dopo una gran mangiata di nespole cresciute col sangue di Abele, come racconta Rabelais, crebbero ventri, spalle, coglioni, nasi, orecchie e gambe, tanto che «a vederli li avreste detti aironi o gru o gente che va sui trampoli»? La risposta a questi strani interrogativi si trova in Trampoli (Titivillus, 1997), libro scritto anni fa da un giovane uomo di teatro, Tommaso Correale Santacroce, oggi insegnante di teatro d’animazione e di marionette a Fiando di Milano.   Se più di venti anni fa non fossi andato a trovare Giuliano Scabia, teatrante, scrittore, poeta, nonché allora docente al DAMS di Bologna, grande amico da poco scomparso, non lo avrei mai letto. Il laboratorio di Scabia, allora conservato sulle colline fiorentine, a Colle Ramole , era (e ancora è a Firenze) come la grotta di Alì Babà: oltre agli indispensabili strumenti di lavoro, ci trovi libri di cui non hai mai sentito...

4 settembre 1896 - 4 settembre 2021 / Antonin Artaud: Messaggi rivoluzionari

“… la danza / e di conseguenza il teatro / non hanno ancora cominciato ad esistere”. Sconvolgente era leggere questa frase nella prefazione di Jacques Derrida a Il teatro e il suo doppio di Antonin Artaud. Il libro, pubblicato in Italia nel 1968, proprio in quell’anno, con la traduzione di un fine intellettuale come Guido Neri, da me acquistato nel 1973, ora giace nella mia biblioteca con la copertina strappata, pieno di segnature, chiose e foglietti di carta con appunti. Leggere Artaud non è facile, sebbene il suo pensiero – divergente, fuori da ogni canone, esoterico, folle se volete, in cerca di una metafisica della materia e di un corpo senza organi, di una danza alla rovescia e di un teatro della crudeltà – sia penetrato nel dna del nostro teatro e soprattutto della nostra cultura.   Non solo in quella alternativa degli anni sessanta e settanta, intrisi di esperienze eterodosse che cercavano di ricomporre la scissione della società alfabetizzata, scientifica e scientista, di riportare mente e corpo alla radice dell’umano, nel rito, in un’unione di vita e azione, vita e arte, con un teatro capace di contagiare come la peste, di farsi cosa, esperienza, e non solo...

Festival d’estate / Le nuove voci di Short Theatre

Undici giorni di spettacoli dal 3 al 13 settembre in due sedi principali, la WeGil, ex sede di epoca e architettura fascista della Gioventù italiana del littorio, e alla Pelanda-Mattatoio, più varie incursioni in altri luoghi. “Short Theatre – si legge sul sito – è il festival di arti performative che dal 2006 a Roma ricompone i segni del mutevole paesaggio dello spettacolo dal vivo. Una comunità temporanea che si rinnova ogni anno intorno ai percorsi artistici provenienti dalla scena nazionale ed internazionale: spettacoli, performance, installazioni, incontri, concerti e dj set. Una lente con cui interrogare i linguaggi che cambiano, immaginando nuove affinità, oltre i confini disciplinari, generazionali, geografici e culturali”. Quest’anno il festival, ideato da quell’arcipelago mutevole che è Area 06, ha una nuova direttrice artistica, Piersandra Di Matteo. L’abbiamo intervistata insieme a Francesca Corona che l’ha preceduta in questo incarico e l’ha affiancata nella cura di questa edizione.   La prima domanda a Francesca Corona: perché avete sentito l’esigenza di un avvicendamento alla direzione? FRANCESCA CORONA: Short Theatre dalla sua fondazione ha potuto contare...

Teatro VI / Thomas Bernhard: assenze e smascheramenti

Torna finalmente Piazza degli eroi di Thomas Bernhard, nel VI volume del Teatro. La Ubulibri aveva iniziato a pubblicare le opere per la scena dello scrittore austriaco nel 1982, dodici anni dopo il debutto della prima pièce, Una festa per Boris, messo in scena ad Amburgo dal fedelissimo Claus Peymann, che firmerà molte delle messinscene delle sue commedie. La casa editrice del Patalogo era arrivata a dare alle stampe il quinto volume. Poi il fondatore Franco Quadri è morto e le pubblicazioni si sono arrestate. Mancava appunto il sesto, che ora Einaudi pubblica con due inediti, con Heldenplatz /Piazza degli eroi già apparsa in un’edizione Garzanti nel 1992, e con i Dramoletti, brevi drammi da consumarsi velocemente come omelette, usciti nella Collanina Ubulibri nel 1990. In questi ultimi, schizzi feroci di vita politica e quotidiana tedesca e austriaca, con titoli quali Il pranzo tedesco, Match o Claus Peymann si compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me, emerge l’aspetto comico, sarcastico, umoristico, una delle tinte portanti dei labirinti bernhardiani; una vertigine in cui l’accumulo di comicità si trasforma in inquietudine, in tragedia, e in cui le tragedie vengono...

Cosa chiediamo a un poeta? / Kae Tempest: sopravvivere all’amore

Cosa chiediamo a un poeta? Maestria letteraria, certo. Ma se non si spende nella sua verità, se non si spoglia di ogni dissimulazione, se si nasconde come un romanziere dietro una storia ben strutturata, ci delude. La “lirica” sarebbe il “canto”, un gorgheggiare di sentimenti condivisibili, una lettura, un ascolto in cui il poeta è capace di relazionare, di affabulare ciò che il lettore non sa dirsi. Alla poesia si chiede molto, e richiede molto, in un’era in cui la lettura stessa diventa una opzione sempre più difficile, lontana dalla frammentazione dell’attenzione digitale. Uscendo dalla parola muta, negli anni Sessanta la Beat Generation ha gettato il corpo del poeta nei reading dei club di San Francisco, nel sudore di ormoni astanti, spesso contrastanti, tracciando l’unica strada contemporanea per la poesia: il ritorno alle origini greche, ancestrali della parola cantata o detta dal vivo ad alta voce. Un reading non può essere una tormentosa esportazione sonora di un testo concepito nella bolla asettica della letteratura scritta. Deve ridarsi al teatro, e alla musica, alla prossemica, alla qualità performante di una voce speciale, allenata a tutto il pentagramma dei volumi e...

Dal Festival di Salisburgo / Castellucci: Don Giovanni, ovvero il principio di divisione

Riportiamo, per gentile concessione degli autori, la conversazione tra la dramaturg Piersandra Di Matteo e Romeo Castellucci, regista del Don Giovanni di Mozart presentato come spettacolo di punta del Festival di Salisburgo. Doveva essere realizzato nel 2020 per festeggiare i cento anni della manifestazione, ma la pandemia ha fatto sì che fosse rimandato. Il debutto dello spettacolo con la direzione musicale di Teodor Currentzis è avvenuto il 26 luglio 2021, salutato da una lunghissima, infinita standing ovation del pubblico. Le recite continuano fino al 20 agosto. L’intervista che segue è stata pubblicata sul libro programma del festival. Qui potete leggere il cast completo.   Ph. di Monika Ritterhaus. PIERSANDRA DI MATTEO: Tra fine ‘800 e inizio ‘900 l'opera di Mozart è sottoposta a una profonda revisione critica. È il momento in cui si apre una disputa sul Don Giovanni: c’è chi sostiene la sua appartenenza all’ambito dell’opera comica e chi, al contrario, ne ribadisce l’ispirazione tragica. Il dibattito nato intorno al "dramma giocoso" mozartiano è il riflesso della complessità straordinaria di quest’opera. Come interpreti l’ambiguità intrinseca al linguaggio musicale...

Viaggio nelle scene d’estate #4 / Emma Dante, Armando Punzo, Archivio Zeta: spazi oltre il vuoto

Ricominciare. Ripulire tutto e provare a disegnare nell’assenza un nuovo mondo. Andare oltre. Questa mi sembra la cifra dei tre ultimi spettacoli che racconto da festival e rassegne estive. Pupo di zucchero di Emma Dante, giustamente acclamatissimo al Festival di Avignone, dopo il debutto a Pompei lo abbiamo visto nell’arena shakespeariana di Teatro Due a Parma con il suo spazio nero tutto mentale, un viaggio in una memoria che si fa presenza incombente di vite passate abbordanti, incalzanti, invadenti con dolcezza e violenza. Armando Punzo con la Compagnia della Fortezza ha presentato Naturae. La valle dell’annientamento III quadro come sempre nel cortile del carcere mediceo di Volterra trasformato in un’abbacinante scatola geometrica bianca, segnando con i suoi detenuti attori e collaboratori un’altra tappa di un cammino, che persegue da qualche anno, oltre l’umano, oltre le viltà, i delitti, i ruoli che ci incatenano alla realtà, alla ricerca di un altro mondo più vivibile.   Sulla collina dell’Osservanza che domina Bologna Archivio Zeta ha presentato Il volto, episodio conclusivo di un viaggio nelle polifonie di Dostoevskij. L’ha disteso nello spazio reale, nel pratone...

Un libro di Maddalena Mazzocut-Mis / Teatro, mito e conflitto

Il volume di Maddalena Mazzocut-Mis Teatro da leggere. Mito e conflitto (Le Monnier, 2020), come dice il titolo, è teatro senza scena, senza attori e senza pubblico. Sembrerebbe una contraddizione. Si sa, la parola teatrale – almeno quella che nasce come un sogno letterario nell’intimità di una stanza – aspira a diventare realtà nelle voci e nei gesti delle persone in carne e ossa che si esibiscono in uno spazio fisico. Anche i testi di Maddalena Mazzocut-Mis, in effetti, sono nati per la rappresentazione (e peraltro sono andati in scena più volte), tuttavia a un certo punto della sua carriera l’autrice ha ritenuto necessario destinarli appositamente alla lettura, invitandoci a fruirne in modo silenzioso e privato, un modo diverso da quello abituale.   Per inquadrare al meglio la specificità del volume bisogna considerare che dietro le opere teatrali di Mazzocut-Mis (Teatro da leggere ne raccoglie dodici tra quelle scritte nel corso di più di un decennio) c’è un lungo percorso di studiosa, che ha all’attivo numerosi libri dedicati ai problemi dell’estetica. La riflessione e la ricerca, nel metodo compositivo dell’autrice, precedono la creazione vera e propria. Quando la...

Trent'anni attraversando l'università / Giuliano Scabia girovagante e poetico

Massimo Marino si è recentemente chiesto, nel recensire su doppiozero la mostra dedicata ai cinquant’anni del Dams di Bologna, cosa si capisca oggi della creatività in un’epoca in cui la commercializzazione di ogni aspetto della vita ha trasformato i creativi in imprenditori di se stessi. Per capire da dove venga la domanda il libro di Giuliano Scabia Scala e sentiero verso il Paradiso (Usher 2021, pp.220, €20) offre un contesto che, almeno per l’Italia, è molto utile. Non so quanto del coraggio di Giuliano Scabia e del suo girovagare poetico e teatrante arrivi a chi non ha lavorato con lui. A Giuliano interessava soprattutto rendere i suoi studenti capaci di esprimere. A me sono molto chiare quindi le pagine che conosco anche in altro modo: il suo complicato dialogo con Gianni Celati, il suo ispirare, guidare e aiutare tanti che come me lo incontravano nell’università. In fondo, in modo molto più radicale di quello che lui desiderava, far esplodere la relazione tra il teatro e il mondo. Da un lato ci sono le rappresentazioni e le messe in scena più varie, dai giochi dei bambini ai balli popolari, dalle fiabe ai filò, dall’altra tutto ciò che in qualche modo si oppone, persistendo...

Un libro di Oliviero Ponte di Pino / Teatro futuro

Mentre la curva dei contagi da Covid-19 tende a risalire e, purtroppo, pare ci si avvii oramai verso una quarta ondata pandemica, si fa strada il sospetto che quelli che stiamo vivendo non siano tempi ‘eccezionali’, neanche per il teatro. Il libro del giornalista, critico teatrale e programmatore culturale Oliviero Ponte di Pino Un teatro per il XXI secolo (Franco Angeli, 2021), “scritto di getto durante il lockdown tra il 20 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021” (come spiega l’introduzione), offre uno sguardo accelerato e ‘a mosaico’ sugli ultimi vent’anni di cultura scenica, su pratiche artistiche e riforme di settore, su mutazione dei linguaggi e grandi rivolgimenti socio-politici. Lo fa, appunto, “riavvolgendo il nastro” e scegliendo di illuminare solo alcuni “fotogrammi-chiave”, che possano restituire il senso di un avvicendarsi – nel panorama teatrale italiano e, in minima parte, anche europeo – di differenze e particolarità, tanto dei percorsi individuali quanto degli orizzonti collettivi.   Se a dominare il dibattito teatrale durante le chiusure dell’anno scorso sono state riflessioni, polemiche e interrogazioni sulla liveness, ovvero sul valore che potevano avere le...

Viaggio nelle scene d’estate #3 / Santarcangelo 2050: nella mutazione

Di Santarcangelo 2050, seconda puntata del festival del cinquantenario diretto da Motus, solo alcuni sprazzi. Il programma, immenso, disegnava un “Futuro fantastico”, come si leggeva con lettere al neon collocate su un margine del pratone detto “nellospazio” dove si svolgevano parecchi spettacoli: un futuro di mutazioni. E il primo oggetto registrato come mutante è proprio il teatro, trasformantesi in clip, video, interventi musicali, performance, laboratori, giochi, dichiarazioni e azioni militanti, contaminazioni con altri linguaggi e rituali, come ormai avviene da decenni nelle scene più inquiete. Una mutazione per provocare a entrare in tempi complessi. In sostanza il programma si rivela un bombardamento di oggetti vari, multipli, insinuando il sospetto di un certo horror vacui e della necessità di stipare tutto quello che è saltato a causa dei vari lockdown.  Noi qui abbiamo scelto di isolare qualche piccolo tesoro, per non farci travolgere, per non ridurre a consumo retrospettivo, a flusso indistinto, la radicale concentrazione che l’arte può indurre. Per provare a trasformare pochi spunti (forse anche perché siamo invecchiati, noi che scriviamo) in meditazione. (Ma. Ma...

Arena di Verona / Opera in multimedia con vista sciopero

Il multimedia – immagini, video e soluzioni grafiche variamente elaborate – fa parte ormai da molti anni del bagaglio del cosiddetto teatro di regia nel melodramma. Sulla spinta dell’emergenza, per uscire dalle strettoie dei protocolli sanitari anti-Covid, quest’estate lo ha adottato in maniera intensiva anche l’Arena di Verona, riuscendo così a mettere in cartellone un festival fitto di appuntamenti ma che del teatro di regia non ha quasi nulla. Come inevitabilmente accade nell’anfiteatro romano, la scelta – che ha rarissimi precedenti fra quelle antiche pietre – è passata attraverso la monumentalità: l’immenso led wall destinato alle immagini ferme o in movimento – struttura fissa e comune a tutte le cinque produzioni operistiche del festival – secondo i dati forniti ai giornali ha una superficie di 400 metri quadrati. Una struttura imponente, che di fatto segue l’andamento curvo delle gradinate dietro al palcoscenico ma che poi non è stata considerata sufficiente rispetto a uno spazio di spettacolo così vasto da lasciare raramente immune chi deve allestirvi uno spettacolo da una sorta di “horror vacui”.   Aida, foto Ennevi. Così la stagione in corso all’Arena ha una...

Campania Teatro Festival: una mostra e due apparizioni / Da Napoli a Sansepolcro. Per un teatro in levare

Distese di prati all’inglese e lunghi viali in mezzo al bosco accolgono gli spettatori in fuga dal caos violento della ripresa e dall’arsura cittadina nell’incantevole Parco di Capodimonte: è questo il primo “spettacolo” della quattordicesima edizione del Campania Teatro Festival (fino a un anno fa Napoli Teatro Festival). Già l’anno scorso, causa pandemia, la rassegna aveva finalmente abbandonato i teatri, cominciando a (ri)aprirsi alla città. Quest’anno si è definitivamente spostata nelle varie location del Real bosco che per secoli ha ospitato regnanti e nobiltà partenopea. Il festival come sempre ha la durata di circa un mese (giugno-luglio), con un programma fittissimo di prosa, letteratura, musica, una sezione “Osservatorio” quasi notturna, la scena internazionale calendarizzata a settembre, una serie di mostre e istallazioni a ingresso gratuito. Tra queste, ci annotiamo Bestiario Teatrale che per la prima volta ha raccolto parte degli oggetti della carriera ultraventennale di Emma Dante.   Nel refettorio del Convento di San Domenico Maggiore, le luci sapienti di Cesare Accetta illuminano una sorta di terra santa rettangolare da cui spuntano reperti scenici: la prua e...

Viaggio nelle scene d’estate #1 / Il vulcano, il castello, fuori dalla laguna

Come è l’Italia post pandemia? Ansiosa di recuperare il tempo perso, di dare vita a cose per troppo tempo rimandate, rimaste in sospeso, tante. Nel teatro è così: tra giugno e luglio sembra tu possa vedere tutto quello che ti è stato negato durante l’autunno, l’inverno, la primavera. Viaggi, tra festival e prime di singoli spettacoli, da un capo all’altro della penisola. È un mordi e fuggi di immagini che si sovrappongono, ma è anche un modo per tastare il polso a un Paese che vuole riprendersi senza avere ancora imparato la lezione della necessità della lentezza, di fare meno e fare meglio; con qualche felice sorpresa che fa sperare.    Il murale al teatro Verga di Catania. Catania: Franco Scaldati, Pinocchio   La Grande Madre la chiamano, l’Etna: i marciapiedi e le strade sono pieni della cenere eruttata. La sera si vedono zampilli di fuoco. Nutrimento e distruzione. Le case della città sono come sbiadite, con i colori sporcati, slavati dalla cenere. Percorrendo strade lunghissime arriviamo al teatro Verga, la sede dello Stabile. Cubi grigi, uno incastrato nell’altro, in un quartiere di semiperiferia. Ma qualcosa sta cambiando nel Teatro Stabile, con la...